― Un datore di lavoro che si domanda come rendere felici i suoi dipendenti, non è solo un capo umanamente degno di lode, ma anche un imprenditore lungimirante per il suo business

Felicità dei dipendenti ed efficienza aziendale sono due dati molto correlati.
Ricerche e sondaggi confermano infatti, numeri alla mano, che i dipendenti felici sono dipendenti più produttivi, con conseguente guadagno in efficienza dell’azienda.

Dall’insoddisfazione scaturiscono infatti comportamenti di assenteismo, mancanza di partecipazione attiva, superficialità, che agevolano un agire mediocre che si ripercuote sulle performance aziendali.
Possiamo quindi affermare che, un datore di lavoro che si domanda come rendere felici i suoi dipendenti, non è solo un capo umanamente degno di lode, ma anche un imprenditore lungimirante per il suo business.

Cosa rendere allora felice un dipendente?

Sono molti gli aspetti da prendere in considerazione per far si che un dipendente sia sereno: soddisfazione nelle mansioni che esegue, giusto inquadramento professionale e remunerazione adeguata, rapporti tra colleghi e superiori basati sul rispetto… e molto altro.

Un aspetto però sul quale ci volgiamo soffermare, che sembra marginale ma non lo è, è la pulizia degli ambienti di lavoro.

Pulizia e ordine sono sinonimo di sicurezza, inoltre fanno percepire al dipendente attenzione nei suoi confronti, oggi soprattutto che l’igienizzazione e la sanificazione sono aspetti così centrali negli ambienti pubblici.

Un’azienda più pulita

Qualche tempo fa il nostro partner ISC ha realizzato una guida (SCARICABILE QUI) dedicata alla pulizia pensata per le aziende del comparto della logistica.

La pulizia infatti favorisce la felicità del dipendente non solo perché influisce sul suo stato d’animo, ma anche perché influisce sulla sua salute, riducendo le occasioni di infortuni e malattia.
Secondo i dati Inail, ad esempio, un infortunio su 4 è causato per inciampi e scivolamenti, evitabili mantenendo i pavimenti puliti e gli spazi ordinati.

Gli studi dimostrano inoltre che, pulizie effettuate con attrezzature e tecnologie avanzate, migliorano anche la qualità dell’aria interna, influendo così positivamente anche sull’incidenza di problematiche che possono scaturire da respirare in ambienti poco salubri.

Oltre a spazzare e lavare con regolarità, utilizzando macchine lavapavimenti adatte, è importante anche controllare che le lavasciuga non lascino le zone passate troppo scivolose (per evitare questo inconveniente ci sono le macchine con sistemi di recupero dell’acqua).

I soldi investiti in pulizia sono un investimento: ritornano come maggiore produttività e collaborazione tra dipendenti.

Nel caso delle imprese della logistica, la pulizia ha ancora più vantaggi, perché si può applicare all’ambiente aziendale più importante per questo tipo di attività: il magazzino.
Un magazzino pulito e ordinato consente infatti di avere più controllo sulla merce (sapere sempre dove sono le cose) e sulle persone (che sono più consapevoli e responsabili). Ciò significa ridurre, se non addirittura evitare, di perdere ordini e tardare consegne, ma anche riuscire ad ottimizzare lo spazio.

Per avere importanti consigli su come massimizzare gli effetti del cleaning nel tuo magazzino, scarica gratuitamente la guida.

Coinvolgimento dei dipendenti

Anche coinvolgere i dipendenti nella creazione di un ambiente più pulito e ordinato potrebbe far bene alla loro serenità. Basterebbe chiedere ad ognuno una cosa molto semplice: tenere ordinata e pulita la propria postazione. La finalità di questa richiesta non sarebbe prettamente igienica. Il mantenimento dell’ordine e la cura degli spazi aiuta infatti le persone a sentirsi parte di quell’ambiente e della comunità. Inoltre il riordino ha anche un’azione rilassante e calmante sulla mente delle persone.

Attenzione a non far diventare la felicità uno strumento di business e di controllo societario

Sempre più aziende e multinazionali stanno ponendo la loro attenzione sul tema “dipendenti felici”. Alcune però si stanno spingendo un po’ troppo oltre.
Un conto è creare un ambiente che agevoli la serenità o chiedere ai dipendenti di non essere scortesi. Cosa ben diversa è pretendere un atteggiamento gioioso o cercare di regolamentare gli stati psicologici dei lavoratori, trasformandoli in KPI aziendali. Questo, oltre ad essere umanamente quantomeno discutibile, può avere effetti collaterali ottenendo l’esatto contrario dell’obiettivo prefissato.
Diversi studi accademici dicono infatti che i dipendenti costretti a sorridere per lavoro hanno più probabilità di soffrire di sindrome da burnout. Essere obbligati a esprimere emozioni che non si provano è difficile da sostenere a lungo, si finisce per essere tristi perché obbligati a essere felici.