In emergenza sanitaria le aziende hanno dimostrato di saper rispondere in maniera immediata ad una crisi. Hanno però bisogno di supporto rapido e agile dalle istituzioni, con risorse economiche e libera iniziativa. Ce ne parla Giovanni Volpe, GNB Italia

Anche per un’azienda con oltre un secolo di vita, il covid ha rappresentato, e rappresenta, un elemento di cambiamento, che comporta l’assunzione di scelte radicali.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Volpe, Sales and Service Manager GNB Italia di GNB Industrial Power, divisione di Exide Technologies.

Exide Technologies, da oltre 130 anni nel mercato delle batterie, presente in tutto il mondo con i suoi accumulatori al servizio dell’industria e del mondo transportation, è una multinazionale dinamica, da sempre volta all’innovazione di prodotto e dei processi. Anche in una realtà così strutturata, l’emergenza sanitaria si è fatta sentire, imponendo la ricerca e l’introduzione di modelli nuovi, in discontinuità con il passato.

Di seguito l’intervista a Giovanni Volpe.

Qual è l’elemento più problematico di questo periodo?

In questo momento particolare l’elemento più critico potrebbe sembrare la diminuzione del fatturato, ma a mio giudizio ciò che in realtà è destabilizzante è l’incertezza legata ad un fenomeno mai visto, che riguarda la pandemia e i problemi di salute che ne derivano.
Siamo ormai abituati a fronteggiare crisi più o meno gravi, soprattutto dopo l’ultima grande crisi del 2007-2008, ma decisamente questo è un nuovo scenario che ci troviamo ad affrontare, dovendo cercare di cambiare il nostro modo di vedere il business.
In primis si pone al centro la persona e la sua salute cercando di individuare nuovi modelli organizzativi che siano comunque in grado di creare efficienze in ambito aziendale senza impattare sui risultati.

Cosa invece sta andando bene?

Gli aspetti positivi, che in Exide ci rendono orgogliosi, sono la massima collaborazione di tutti i dipendenti e il grande spirito di sacrificio, che hanno avuto un grande impatto positivo sul business, soprattutto a livello di supporto al cliente, sia per la vendita che per il servizio. Sono stati apprezzati dai nostri partner, e dai nostri principali clienti, il continuo sostegno e la collaborazione che hanno permesso di creare una più solida relazione, anche rispetto al passato.

L’operatività è tornata come prima? Cosa è cambiato?

L’operatività come accennato si è modificata. È cambiata l’organizzazione delle risorse, per permettere loro di lavorare al meglio anche in remoto (da casa in smart working), anche per non dare al cliente la percezione che fossimo fermi. Anzi, abbiamo avuto un comportamento dinamico, sempre pronti a reagire immediatamente alle evoluzioni della pandemia, alle chiusure e ai blocchi che venivano imposti dal governo.

Di che cosa hanno bisogno oggi le Aziende? Cosa chiedete alle Istituzioni?

Le Aziende hanno dimostrato che, a livello organizzativo, possono rispondere in maniera immediata e reagire positivamente ad una crisi, anche riadattando i modelli organizzativi e di business per poter ripartire meglio di prima.
Quello che secondo me si deve chiedere alle istituzioni è di supportare le aziende in modo rapido a livello di risorse economiche, lasciando però libera iniziativa nelle scelte per attivare nuovi modelli e opportunità.
Le aziende chiedono alle istituzioni di essere il vento in poppa che spinge, non una zavorra o un’ancora da cui non ci si può liberare rischiando di affondare.

C’è chi sta affrontando questo periodo come una corsa per recuperare ciò che è andato perso nelle settimane (mesi per qualcuno) di lockdown, chi invece si interroga sulla necessità di pensare scenari e modelli nuovi. Qual è l’approccio della vostra azienda?

Sicuramente tutte le aziende, così come la nostra, sono concentrate su recuperare ciò che purtroppo è stato perso, pensando a come ridurre i costi senza tagliare risorse, eliminando le inefficienze.
L’approccio della nostra azienda di 132 anni è stato sempre, e continua ad essere, quello di pensare ad investire e ad innovare sia sui prodotti che sui processi.

Sappiamo che la conta dei danni dipende molto dalla velocità con cui si riuscirà a ripartire. Le ipotesi migliori dicono che, con una ripartenza rapida potremmo vedere una lieve ripresa anche verso fine anno, per le più negative dovremmo attendere il 2021 se non addirittura il 2022. Cosa ne pensa? È ottimista o pessimista?

La mia idea è che se le azioni messe in atto dal governo saranno rapide o operative nelle aziende da settembre a dicembre, vedremo l’effetto di ripresa già a partire dall’inizio del 2021. Sono ottimista e ho fiducia nelle aziende e negli imprenditori italiani.

Su cosa deve puntare secondo lei il nostro Paese?

Il nostro Paese deve investire sul proprio Paese, è una frase che dico da tanto anche prima del Covid-19. C’è assoluto bisogno di investire in infrastrutture e dare possibilità alle aziende di crescere. Come? La risposta sembra facile: meno burocrazia e più velocità nelle decisioni.
Il tempo perso non si può recuperare per definizione, ma si può viaggiare in futuro a forte velocità.