― Andrea Caloni, amministratore delegato OMG Srl, ci parla della fase 3, la ripresa post covid e tutte le sfide del mercato di oggi

Abbiamo chiesto ad Andrea Caloni, Amministratore delegato OMG Srl, come la sua azienda ha affrontato l’emergenza sanitaria.
Un interessante punto di vista che viene da un’azienda con oltre 50 anni di esperienza nella realizzazione di carrelli elevatori elettrici standard e custom, punto di riferimento mondiale nel mercato dei carrelli elevatori per applicazioni speciali.

Caloni ha delineato uno scenario nel quale il covid è solo una delle sfide che oggi il mercato mette di fronte alle imprese. Sfide da affrontare con mente nuova e un supporto istituzionale più concreto.

Vediamo di seguito cosa ci ha raccontato.

Qual è l’elemento più problematico di questo momento?

L’incertezza che percepiamo nel mercato, in particolare in Italia. Molte aziende stanno posticipando gli investimenti e ridimensionando i budget, quindi l’attività commerciale risulta rallentata.
In linea generale, la situazione di emergenza ha evidenziato i problemi endemici dell’Italia: la burocrazia, la lentezza, l’incertezza dei provvedimenti. Anche in emergenza sanitaria i decreti necessitano di norme attuative complesse, che vengono rilasciate in ritardo, con testi più interpretativi che prescrittivi, lasciando spazio e dubbi e incertezze che portano ad un atteggiamento di cautela verso il futuro.

Anche lo smart working rischia di diventare un elemento problematico. Ritengo sia molto positivo l’impulso che ha avuto, che l’ha fatto entrare in maniera decisa nella quotidianità aziendale. Ma per essere veramente smart è necessario un cambiamento culturale importante, sia da parte dei dipendenti che delle azienda. Questo cambiamento riguarda le modalità di organizzazione del lavoro: bisogna passare da un lavoro valutato su base oraria ad un orientamento ai risultati.

Cosa invece sta andando bene?

Il mercato estero ha reagito con molta più prontezza rispetto all’Italia per quanto riguarda gli ordinativi in arrivo. Positiva anche l’esperienza dello smart working e il maggiore ricorso a nuove tecnologie a supporto della comunicazione.

L’operatività è tornata come prima? Cosa è cambiato?

In OMG l’operatività è tornata ad essere, per la maggior parte, quella di prima. L’unico aspetto ad essere cambiato è che alcuni colleghi continuano a lavorare, parzialmente o integralmente, da casa.

Di che cosa hanno bisogno oggi le Aziende?

Le aziende hanno bisogno in primo luogo di uno snellimento della burocrazia e degli oneri inutili. Oltre a questo, per recuperare la competitività come Paese, sarebbe necessario un incentivo all’ammodernamento degli impianti e alla digitalizzazione, oltre ad una riduzione del cuneo fiscale e del costo dell’energia.
Ci tengo però a sottolineare che è fondamentale avere regole chiare e precise.

C’è chi sta affrontando questo periodo come una corsa per recuperare ciò che è andato perso nelle settimane (mesi per qualcuno) di lockdown, chi invece si interroga sulla necessità di pensare scenari e modelli nuovi.
Qual è l’approccio della vostra azienda?

Cerchiamo di introdurre nuovi prodotti e servizi in modo da affrontare una situazione sempre più complicata, non soltanto per quanto riguarda il Covid ma anche la competitività sempre crescente dei mercati. È necessario cercare di riorganizzare la struttura produttiva e finanziaria dell’azienda, sfruttando le opportunità oggi a disposizione, in modo da avere la necessaria solidità per affrontare le situazioni imprevedibili dei prossimi mesi ed essere pronti per le sfide future.

Sappiamo che la conta dei danni dipende molto dalla velocità con cui si riuscirà a ripartire. Le ipotesi migliori dicono che, con una ripartenza rapida potremmo vedere una lieve ripresa anche verso fine anno, per le più negative dovremmo attendere il 2021 se non addirittura il 2022. Cosa ne pensa? È ottimista o pessimista? La tecnologia può avere un ruolo nel velocizzare la ripresa?

Non è prevedibile una ripresa prima del 2021, nel caso più pessimistico la ripresa (in Italia) potrebbe anche non esserci mai più. Se, come probabile, non dovessero essere fatte riforme strutturali per recuperare la competitività perduta, la crisi potrebbe diventare irreversibile. Le potenzialità in Italia a livello tecnologico e di inventiva imprenditoriale esistono, spesso vengono però sprecate.

Cosa significa essere un imprenditore oggi, in questa situazione così inedita? Pensa che questa figura abbia assunto nuove responsabilità?

Non è cambiato nulla in questo senso rispetto agli ultimi anni. La sfida di essere imprenditori in un mercato come quello attuale, e con l’attuale complicazione burocratica, era già estremamente complessa. Non è diverso in questa situazione, almeno per la maggior parte delle imprese industriali.
Caso diverso sono invece le imprese dei settori più colpiti dall’emergenza, come ad esempio la ristorazione e lo spettacolo. Loro hanno avuto difficoltà molto importanti e assisteremo purtroppo alla scomparsa di moltissime realtà.

Su cosa deve puntare secondo lei il nostro Paese?

Sicuramente sulla valorizzazione delle competenze che abbiamo anche nella nostra piccola e media impresa, che può esprimersi solo con una riduzione delle complicazioni e dei costi burocratici. È necessario inoltre aumentare il livello delle competenze a partire dalla scuola, dall’università e dagli enti di ricerca, aumentare il livello tecnologico delle nostre imprese.
Ma serve anche, forse più di ogni altra cosa, un cambio di mentalità nelle persone. Penso che non ci sia sufficiente percezione delle sfide che imprese e lavoratori oggi sono chiamati ad affrontare, oltre all’emergenza sanitaria, sfide complesse come la competizione globale e l’avvento dell’intelligenza artificiale.

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