Nell’utilizzo di macchine e attrezzature di lavoro sono ancora tanti gli infortuni che si verificano ogni giorno.
Se la sicurezza delle macchine e degli ambienti di lavoro è il presupposto per la sicurezza dei lavoratori, la sicurezza delle macchine e delle attrezzature deve essere sempre al centro dell’attenzione di tutti gli operatori del settore, sia pubblici che privati. E questo perché macchine sicure assicurano un numero minore di infortuni ed incidenti.
Cerchiamo di comprendere come sia possibile preservare la sicurezza negli ambienti di lavoro, quando vengono utilizzate macchine usate.

Valutazione del rischio e progettazione

Rispetto al passato, la sicurezza delle macchine si è evoluta in maniera significativa. L’adozione delle normative e delle specifiche sia a livello nazionale, che europeo ed internazionale, ha portato ad un progresso importante nell’ambito della sicurezza, consentendo una riduzione del rischio e dei correlati eventi scatenanti.
A livello sia nazionale che comunitario, per ottenere macchine e impianti più sicuri si operato sia verso una regolamentazione in grado di consentire a utenti e costruttori una valutazione del rischio più aderente alla realtà e una più corretta scelta delle misure da adottare per limitare il grado di rischio che verso un miglioramento della normazione e della tecnica che consentisse una progettazione di macchine sempre più sicure.
L’entrata in vigore della Direttiva Macchine 2006/42/CE e delle norme tecniche armonizzate ad essa associate, hanno rappresentato un passo in avanti verso un più alto livello di sicurezza delle macchine e delle attrezzature.
Il problema che coinvolge però l’ottimizzazione della sicurezza è la presenza sul mercato di una grande quantità di macchine vecchie, che appartengono alla legislazione previgente la prima direttiva macchine del 1996 (che ancora oggi si sovrappone alle nuove normative).
Le vecchie macchine rappresentano ancora una grossa fetta di mercato, determinando la presenza di due scenari diversi dal punto di vista della regolamentazione alla normativa specifica.

Macchine usate: cosa prevede la normativa?

Le nuove macchine ricadono sotto il controllo normativo dettato dall’abrogato D.P.R. 459/96 e attualmente al D.Lgs. 17/2010, mentre per le vecchie macchine c’è l’obbligo per i possessori di queste ad adeguarle in conformità all’allegato V al D.Lgs. 81/08 che nello specifico detta i criteri con i quali rendere conformi le macchine antecedenti alla prima direttiva macchine.
In un simile scenario sembra interessante una riflessione sulle macchine usate costruite prima dell’entrata in vigore della prima direttiva macchine. Si tratta infatti di macchine che negli anni hanno subito interventi di ogni genere, senza studi di fattibilità, apportando interventi che – come sottolinea il legislatore -, hanno determinato la messa in servizio di macchine diverse da quelle di origine con il rischio di farle funzionare senza i requisiti minimi di sicurezza previsti in queste occasioni.
Molte macchine, a seguito di interventi configurabili come modifiche sostanziali, cioè che ne modificano la funzionalità introducendo nuovi elementi di rischio, dovevano essere dichiarate conformi e marcate CE così come quelle nuove.

La legislazione attuale suddivide così le macchine in 3 categorie differenti:

  • Macchine vecchie: costruite prima del 1996;
  • Macchine non più nuove: costruite tra il 21 settembre 1996 ed il 6 marzo 2010 (direttiva 98/37/ce e dPR 459/96);
  • Macchine nuove costruite nel periodo successivo al 6 marzo 2010 (direttiva 2006/42/CE e D.lgs n. 17/2010). Un’ulteriore distinzione, prevede, riguardo la conformità:
    • Macchine non marcate CE, conformi all’allegato 5 e 6 del dlgs. n. 81/2008
    • Macchine marcate CE, conformi al d.P.R. 459/96 e D.lgs n. 17/201

Adeguamento e modifica delle macchine

La Corte di Cassazione si è pronunciata con una sentenza del 27.09.1994, parlando dell’impossibilità di eliminare i rischi connessi.
Acquistando una macchina vecchia di 10 o più anni, ci si dovrebbe domandare, secondo il legislatore, se la sua conformità è ancora valida o meno. Questo perché le norme citate nella dichiarazione di conformità possono essere state superate e quindi sostituite. Le norme vengono infatti periodicamente aggiornate e potrebbero causare la “scadenza” della conformità CE anche se la dichiarazione di conformità rilasciata dal fabbricante non pone limiti di scadenza alla validità. Ma se le norme vengono di fatto sostituite, potrebbe venire meno la presunzione di conformità.
Una sentenza della Cassazione Penale (6280 dell’8.02.2008) sottolinea che “il datore di lavoro è tenuto all’adeguamento delle macchine alle prescrizioni di sicurezza che la tecnica attuale suggerisce, anche se esse erano rispondenti alle disposizioni in vigore al momento della loro costruzione”.
Ciò significa che periodicamente è necessario procedere alla valutazione dei rischi di tutte le macchine in dotazione al fine di accertare la corretta installazione, l’uso conforme, la adeguata formazione e addestramento del personale, l’adeguamento a nuove direttive tecnico-normative.
Il legislatore sottolinea che nel caso in cui l’adeguamento non comporti modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni, non si deve rimarcare CE.

Modifiche alle macchine in funzione

Tutti gli interventi che vanno oltre la manutenzione straordinaria e ordinaria sono definite “modifiche”, solitamente apportate alla struttura o al modo di funzionare di una macchina.

Le modifiche sono classificate in due gruppi diversi:

  • modifiche che non coinvolgono i livelli di sicurezza della macchina;
  • modifiche che coinvolgono direttamente il livello di sicurezza della macchina.

Qualsiasi modifica che varia gli equilibri, i calcoli e le logiche progettuali può introdurre nuovi fattori di rischio, sia per la diversità con cui opererà la macchina e sia per le differenze di interazione tra questa e gli operatori e anche per i differenti possibili effetti sull’ambiente esterno.
Si potrebbe pensare che i fabbricanti di macchine oggi non abbiano ancora raggiunto una cultura progettuale e di costruzione che consenta di ottemperare in caso di modifiche (non solo marcatura CE), ai requisiti essenziali di sicurezza della Direttiva e alle prestazioni contenute nelle norme tecniche.
Spesso alle macchine si chiedono prestazioni nuove, da approntarsi in tempi brevissimi. Tutto il resto, sicurezza inclusa, passa in secondo piano purché la macchina consenta di rispondere prontamente alle richieste del mercato.
E il susseguirsi di modifiche “finisce con lo stravolgere concettualmente l’impostazione progettuale originaria della macchina. Talvolta si verifica che una modifica risulta conflittuale rispetto alle precedenti o alle altre parti di macchina, per cui richiede una serie di ‘adattamenti’”.
Secondo le norme, le macchine modificate e rimarcate sono, qualora la modifica non risalga a più di 10 anni, “assoggettabili al regime della vigilanza del mercato”.
Se la produzione di un certo macchinario è cessata da più di dieci anni “non avrebbe più senso parlare di sorveglianza del mercato – la stessa cosa vale per le macchine modificate”. Infatti le macchine modificate possono rappresentare esemplari unici.
Quale sorveglianza di mercato potrebbe esserci?
Secondo una certa letteratura specifica “non ha senso esercitare la sorveglianza del mercato. Sarebbe più utile, nel caso delle macchine vetuste, fare la vigilanza sulla sicurezza del macchinario installato nei luoghi di lavoro”.