le regole per arieggiare gli ambienti di lavoro
― Pulizia dei filtri, uso di prodotti non profumati, finestre aperte pochi minuti più volte al giorno, ma porte chiuse. Le indicazioni dell'Iss sul corretto uso degli impianti di ventilazione, climatizzazione e di ricambio d'aria naturali

Garantire una buona qualità dell’aria e favorirne il ricambio è fondamentale per ridurre al minimo il rischio di contagio da Covid-19. Per questo il gruppo di lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità Ambiente e Qualità dell’aria indoor ha pubblicato nei giorni scorsi un nuovo rapporto contenente tutte le indicazioni per prevenire la diffusione del Coronavirus e gestire il ricambio d’aria all’interno degli ambienti di lavoro.

Gli scarsi ricambi d’aria favoriscono l’esposizione a inquinanti

Oltre alle misure già indicate nei precedenti rapporti, che prevedono l’adeguamento di spazi e uffici in modo che il personale mantenga la distanza di sicurezza e che si evitino assembramenti, le aziende devono “garantire un buon ricambio dell’aria (con mezzi meccanici o naturali) in tutti gli ambienti dove sono presenti postazioni di lavoro e personale, migliorando l’apporto controllato di aria primaria e favorendo con maggiore frequenza l’apertura delle diverse finestre e balconi”, si legge nel rapporto dell’Iss. Il principio è quello di apportare il più possibile con l’ingresso dell’aria esterna all’interno degli ambienti di lavoro aria fresca più pulita e, contemporaneamente, ridurre/diluire le concentrazioni degli inquinanti specifici (es. Cov, pm10, ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del bioaerosol che può trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi (muffe) e, conseguentemente, del rischio di esposizione per il personale e gli utenti dell’edificio.

Come deve avvenire il ricambio d’aria naturale

Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza negli ambienti di lavoro. “Durante il ricambio naturale dell’aria è opportuno evitare la creazione di condizioni di disagio/discomfort (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) per il personale – continua il rapporto dell’Iss -. Si consiglia di migliorare la disposizione delle postazioni di lavoro per assicurare che il personale non sia direttamente esposto alle correnti d’aria”. Negli edifici senza specifici sistemi di ventilazione può essere opportuno aprire quelle finestre e quei balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate e durante i periodi di minore passaggio di mezzi. In generale, si raccomanda di evitare di aprire finestre e balconi durante le ore di punta del traffico o di lasciarle aperte la notte (opzione che è valida durante le giornate di alte temperature estive o nei periodi delle ondate di calore). È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che una sola volta per tempi lunghi, mantenendo comunque le porte chiuse per evitare correnti.

Il ricambio d’aria con impianti di ventilazione

Negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione (Unità di Trattamento d’Aria-UTA, o Unità di Ventilazione Meccanica Controllata-VMC), correttamente progettati, che movimentano aria esterna outdoor attraverso motori/ventilatori e la distribuiscono attraverso condotti e griglie/diffusori posizionati a soffitto, sulle pareti o a pavimento e consentono il ricambio dell’aria di un edificio con l’esterno, “questi impianti laddove i carichi termici lo consentano, devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7, possibilmente con un decremento dei tassi di ventilazione nelle ore notturne di non utilizzo dell’edifico o attraverso la rimodulazione degli orari di accensione/spegnimento – spiegano dall’Iss -. Ad esempio, due ore prima dell’apertura o ingresso dei lavoratori e proseguire per altre due ore dopo la chiusura/non utilizzo dell’edificio)”.

Evitare il ricircolo dell’aria

Da parte degli esperti, il consiglio è di eliminare, se possibile, la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni. Moltissimi impianti sono stati progettati con il ricorso ad una quota di ricircolo dell’aria (misura esclusivamente legata alla riduzione dei consumi energetici); ma in questo contesto emergenziale è necessario aumentare in modo controllato l’aria primaria in tutte le condizioni. “Si consiglia, dove non è possibile disattivare tale quota di ricircolo a causa delle limitate specifiche di funzionamento legate alla progettazione, di far funzionare l’impianto adattando e rimodulando correttamente la quantità di aria primaria necessaria a tali scopi e riducendo la quota di aria di ricircolo”, spiega il rapporto dell’Iss. Se non causa problemi di sicurezza, è opportuno aprire nel corso della giornata lavorativa le finestre e i balconi per pochi minuti più volte a giorno per aumentare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria.

Nessun impianto può azzerare il rischio

Nessun sistema di ventilazione può eliminare tutti i rischi di contagio. Tuttavia, se correttamente progettato, coniugando sia i concetti di efficienza energetica sia i ricambi dell’aria, può sicuramente essere d’aiuto a ridurre la contaminazione.

Come verificare il giusto funzionamento dell’impianto di ventilazione

È importante acquisire tutte le informazioni sul corretto funzionamento dell’impianto UTA o VMC (ad esempio, il controllo dell’efficienza di funzionamento, le perdite di carico, la verifica del registro di conduzione, la quota di ricircolo aria, i tempi di scadenza della manutenzione, il tipo di pacco filtrante installato, gli interventi programmati, ecc.). Se si è vicini ai tempi di sostituzione del pacco filtrante, al fine di migliorare la filtrazione dell’aria in ingresso, il consiglio dell’Iss è di sostituire con pacchi filtranti più efficienti (es. UNI EN ISO 16890:2017: F7-F9). Una volta effettuata la sostituzione, bisogna assicurarsi della tenuta all’aria al fine di evitare possibili trafilamenti.

Come gestire gli impianti di raffrescamento “locali”

Negli edifici dotati di impianti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi terminali locali (ad esempio unità interne tipo fancoil) il cui funzionamento e regolazione della velocità possono essere centralizzati oppure governati dai lavoratori che occupano l’ambiente, si consiglia di mantenere in funzione l’impianto in modo continuo (possibilmente con un decremento del livello di ventilazione nelle ore notturne di non utilizzo dell’edifico o attraverso la rimodulazione degli orari di accensione/spegnimento) a prescindere dal numero di lavoratori presenti in ogni ambiente o stanza, mantenendo chiuse le porte. È importante programmare una pulizia periodica, ogni quattro settimane, in base alle indicazioni fornite dal produttore ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo del fancoil/ventilconvettore per mantenere gli adeguati livelli di filtrazione/rimozione.

Come pulire gli impianti

  • Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non inalare sostanze inquinanti durante il funzionamento.
  • Prestare particolare attenzione all’uso di tali spray nel caso di personale con problemi respiratori.
  • I prodotti per la pulizia/disinfettanti spray devono essere preventivamente approvati dal Spp.
  • Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione di alcool etilico con una percentuale minima del 70% asciugando successivamente.

Se l’impianto è un piccolo climatizzatore

Nel caso in cui alcuni singoli ambienti o locali di lavoro siano dotati di piccoli impianti autonomi fissi di riscaldamento/raffrescamento (es. climatizzatori a pompe di calore split o climatizzatori aria-acqua) oppure siano utilizzati sistemi di climatizzazione portatili collegati con un tubo di scarico flessibile dell’aria calda appoggiato o collegato con l’esterno dove l’aria che viene riscaldata/raffrescata è sempre la stessa, deve essere effettuata una pulizia regolare del filtro dell’aria di ricircolo in dotazione all’impianto/climatizzatore per mantenere livelli di filtrazione/rimozione adeguati. “Si raccomanda di programmare una periodicità di pulizia dei filtri che tenga conto del reale funzionamento del climatizzatore, delle condizioni climatiche e microclimatiche e dell’attività svolta nel locale e del numero di persone presenti“, spiegano dall’Iss. È utile una pulizia ogni quattro settimane.

Ventilatori a soffitto

Nel caso in cui alcuni ambienti siano dotati di ventilatori a soffitto o portatili a pavimento o da tavolo che comportano un significativo movimento dell’aria, si consiglia di porre grande attenzione nell’utilizzo in presenza di più persone. In ogni caso si ricorda di posizionare i ventilatori ad una certa distanza, e mai indirizzati direttamente sulle persone. Si sconsiglia l’utilizzo di queste apparecchiature in caso di ambienti con la presenza di più di un lavoratore.

Le indicazioni per il corretto ricambio dell’aria nei luoghi di lavoro

  • Garantire un buon ricambio dell’aria anche negli ambienti/spazi dove sono presenti i distributori automatici di bevande calde, acqua e alimenti.
  • Nel caso di locali senza finestre ma dotati di ventilatori/estrattori questi devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le concentrazioni nell’aria. I ventilatori andrebbero accesi di nuovo la mattina presto.
  • Arieggiare gli ambienti sia durante sia dopo l’uso dei prodotti per la pulizia, soprattutto se si utilizzano prodotti disinfettanti/detergenti potenzialmente tossici (controllare i simboli di pericolo sulle etichette), aumentando temporaneamente i tassi di ventilazione dei sistemi UTA/VMC o aprendo le finestre e balconi.
  • Evitare o limitare l’utilizzo di detergenti profumati, in quanto, nonostante la profumazione, aggiungono sostanze inquinanti e degradano la qualità dell’aria indoor. Scegliere, se possibile, prodotti senza profumazione/fragranze e senza allergeni ricordando che il pulito non ha odore.