Intervista a Moreno Gagno, Titolare Officina Pavan, che ci parla della fase 3: la ripartenza dopo la pandemia da Covid-19

Un altro imprenditore ci parla di come il covid ha sconvolto anche il mondo del lavoro, imponendo nuove regole, rendendo inefficaci procedure collaudate e creando nuove dinamiche.

Così oggi i nostri imprenditori stanno facendo ripartire il nostro Paese: in una situazione inedita, con metodologie nuove, cercando di leggere il futuro di una situazione che non sembra ancora essersi stabilizzata.

Ce ne parla di seguito Moreno Gagno, Titolare dell’Officina Pavan, Azienda che dal 1971 si occupa del mercato del carrello elevatore.

Qual è l’elemento più problematico di questo momento?

Sono molti gli elementi problematici. In primis la diminuzione del fatturato, la perdita degli ordini e l’incertezza del futuro e del mercato.
A questo si aggiunge la burocrazia, che invece di essere più snella trovo addirittura più macchinosa rispetto al pre-Covid, soprattutto presso gli istituti di credito che dovrebbero erogare prestiti per finanziare la normale attività produttiva. Ma anche presso le istituzioni che sono lente negli interventi.
Ci troviamo quindi da soli, a dover affrontare una situazione inedita senza poter contare neanche sulle nostre procedure abituali, perché siamo chiamati a introdurre nuove misure di sicurezza e linee guida difficili da interpretare, ma anche nuovi modelli organizzativi sul lavoro, come lo smart working e la virtualizzazione di molti rapporti commerciali.

Cosa invece sta andando bene?

Abbiamo riscontrato un maggior numero di richieste di offerta attraverso il web, questo ci ha confermato la bontà degli investimenti fatti per essere più visibili online. Proseguiremo quindi a farlo anche in futuro.

L’operatività è tornata come prima? Cosa è cambiato?

Riguardo il servizio di assistenza e manutenzione presso il cliente ci sono diverse difficoltà organizzative date dalle norme dettate dal Ministero della Salute.
Ma è l’attività commerciale ad aver subìto i maggiori cambiamenti, perché i nostri commerciali, non potendo visitare la clientela, rischiano di essere meno incisivi e produttivi.

Di che cosa hanno bisogno oggi le Aziende? Cosa chiedete alle Istituzioni?

Rapidità, chiarezza e soprattutto certezze.
Non penso che siano necessari tanti interventi, più che alla quantità di misure punterei alla qualità e alla rapidità. Non ci servono le promesse, ci serve che le cose vengano fatte davvero.

C’è chi sta affrontando questo periodo come una corsa per recuperare ciò che è andato perso nelle settimane (mesi per qualcuno) di lockdown, chi invece si interroga sulla necessità di pensare scenari e modelli nuovi.
Qual è l’approccio della vostra azienda?

Il nostro sforzo è nel cercare di individuare e cogliere le nuove opportunità che il mercato di oggi ci offre.
Quindi promuoviamo i nostri servizi e prodotti attraverso il web marketing, che oggi abbiamo visto funziona particolarmente bene, con la consueta buona gestione aziendale.

Sappiamo che la conta dei danni dipende molto dalla velocità con cui si riuscirà a ripartire. Le ipotesi migliori dicono che, con una ripartenza rapida potremmo vedere una lieve ripresa anche verso fine anno, per le più negative dovremmo attendere il 2021 se non addirittura il 2022. Cosa ne pensa?

Preferisco pensare al presente, concentrarmi ed agire nell’oggi, visto che, proprio questa emergenza ce lo sta insegnando, è molto complesso fare valutazioni e previsioni in uno scenario così inedito e incerto. Di sicuro sappiamo che, in controtendenza sugli anni precedenti, quest’anno si registrerà un calo di fatturato, su questo faremo le nostre valutazioni e baseremo le nostre attività.

Cosa significa essere un imprenditore oggi? Pensa che questa figura abbia assunto nuove responsabilità?

L’imprenditore è abituato a prendersi in carico responsabilità, è nella sua natura, non credo che questa vicenda cambi sostanzialmente questo aspetto.
Ciò che cambia è che, a fronte di questo carico di responsabilità, non c’è una migliore redditività delle aziende. Molti imprenditori infatti si trovano oggi a dover continuare a fare impresa e dare lavoro con grandi difficoltà, sul filo del rasoio, per motivi indipendenti dalla loro gestione.

Su cosa deve puntare secondo lei il nostro Paese?

Sulle persone, sul fare, sul loro cambio di mentalità. Probabilmente è il cambiamento più complesso da auspicare, ma penso che il nostro Paese potrebbe migliorare molto se le persone abbandonassero l’atteggiamento attendista in favore di un maggiore senso di responsabilità e comunità… facendo ognuno la propria parte!