― È di gennaio una sentenza che attribuisce al datore di lavoro (e RSPP), al preposto e alla persona giuridica Azienda, la responsabilità per il reato di lesioni personali colpose gravissime, occorse in seguito ad un incidente di un lavoratore non abilitato a condurre un carrello elevatore

Di chi è la colpa di infortunio sul muletto se il lavoratore non ha formazione e abilitazione (richieste dalla legge) per condurre un carrello elevatore?

È di gennaio una sentenza che attribuisce al datore di lavoro (e RSPP), al preposto e alla persona giuridica Azienda, la responsabilità per il reato di lesioni personali colpose gravissime, occorse in seguito ad un incidente di un lavoratore non abilitato a condurre un carrello elevatore.

La dinamica dell’incidente

Il caso a cui fa riferimento la sentenza, riguarda un incidente grave in seguito al quale l’operatore ha perso l’arto inferiore sinistro. L’incidente è avvenuto mentre il lavoratore, in contratto di somministrazione per un mese, era alla guida di un carrello elevatore.

’operatore però non aveva alcuna qualifica per stare alla guida del mezzo, avrebbe dovuto essere impiegato nell’attività di caricamento del muletto, non della sua conduzione.
Il lavoratore, quasi al termine del suo turno, stava conducendo il carrello elevatore su un percorso diverso da quello previsto per la fase di lavoro e a velocità sostenuta. A causa di una manovra improvvisa il mezzo si è ribaltato su un fianco e il lavoratore è rimasto schiacciato. Lo schiacciamento ha comportato la perdita dell’arto inferiore sinistro.
Secondo la ricostruzione dei fatti il lavoratore, al momento dell’infortunio, non indossava la cintura di sicurezza, anche se disponibile sul mezzo.

La Corte ha anche specificato che non si è trattato di un comportamento anomalo o inconsueto del lavoratore, il quale stava dando seguito alle richieste che gli erano state fatte, in più occasioni, dal preposto. In pratica, nonostante il lavoratore fosse stato assunto per occuparsi di altre attività, più volte gli era stato chiesto dal responsabile di mettersi alla guida del muletto, pur non avendone le competenze. E ciò avveniva nella nella consapevolezza anche del datore di lavoro.
Nella ricostruzione dei fatti è anche emerso che, per la mansione ricoperta dal lavoratore non abilitato, sarebbero inoltre state necessarie 2 persone.

Le responsabilità

La Suprema Corte ha quindi così attribuito la responsabilità dell’incidente:

  • al Preposto che aveva destinato il lavoratore ad una mansione impropria
  • alla Società (come persona giuridica) che ha fatto ricorso al lavoratore
  • al Datore di lavoro e responsabile del servizio di prevenzione e protezione (R.S.P.P.) in quanto, secondo l’accordo con l’agenzia che aveva fornito il lavoratore, aveva l’obbligo contrattuale di adempiere agli oneri di formazione, di addestramento e di sicurezza dello stesso lavoratore

Inoltre la legge (in questo caso specifico le norme sulla prevenzione) tende sempre ad applicare il principio di effettività che, in questo caso, possiamo pensarlo relativo alla mansione. Al di là del “titolo” con cui è stato assunto il collaboratore, questo deve essere preparato (con formazione adeguata, informazioni idonee e controllo) per la mansione che andrà effettivamente a svolgere.

L’Azienda ha tentato il ricorso spiegando che, il fatto di impiegare un solo operatore non formato, era legato ad un modello organizzativo che consentiva all’Azienda di avere un risparmio.
Ma la Corte ha dichiarato che la responsabilità dell’ente non poteva comunque essere esclusa visto l’esiguo vantaggio ottenuto dalla non applicazione della norma, e vista anche la gravità delle lesioni personali conseguenti alla scelta.