― Il lancio di Sanipass, emblema della necessità di prevenire il Covid-19 e creare ambienti di lavoro e imprese sicure, si lega alla necessità di un supporto statale che consenta alle imprese di rilanciare l'economia del Paese

Un grande piano di rilancio degli investimenti nel Paese sarebbe la mano santa in grado di far superare a tante piccole e medie aziende la fase critica legata all’emergenza Covid-19, riavviando e rilanciando l’economia.

Se non fosse che la realtà è un’altra, molto diversa.

Lontane dalla normalizzazione, che metterebbe in condizione le imprese e i lavoratori di operare in modo proficuo e anche a beneficio dell’intero Paese, le pmi italiane sono oggi in difficoltà.
Si danno da fare, reinventano il proprio business, passando alla fase di restart.

Anche Logcenter, azienda del casertano che offre soluzioni logistiche di magazzino e servizi di vendita, noleggi e manutenzione carrelli elevatori, ha deciso di creare un progetto nuovo, ideando un segmento nuovo del proprio business, legato al cleaning industriale.
Sanipass è frutto di un’attenta riflessione in merito a ciò che oggi serve davvero alle aziende, al tessuto sociale del Paese. Una proposta innovativa per Logcenter che di fatto si rinnova, come crisi vuole, scommettendo sulla positività e l’ottimismo dei suoi creatori che, invece di abbattersi, tirano fuori l’estro tipicamente italiano.

Pietro Vitiello, Amministratore di Logcenter, ha sottolineato il sentiment di tante aziende medio/piccole, sottolineando quali siano oggi le difficoltà degli imprenditori in questa dura fase socio-economica.

Come vede la situazione attuale per le pmi italiane?

Credo questa crisi legata al coronavirus abbia messo a nudo tutti i limiti dell’Italia.
Per le piccole e medie imprese del nostro Paese che oggi rappresentano circa il 9% del tessuto occupazionale e offrono lavoro a 15 milioni di italiani, la situazione economico-finanziaria, è dura.
Il piccolo imprenditore subisce molto la pressione da parte di uno stato che in questo momento non lo tutela, perché non gli offre strade alternative per aggirare le tante e diverse problematiche da affrontare.

Gli viene chiesto di esporsi con gli istituti bancari per rimettere in gioco l’economia ma chiaramente un investitore accorto non lo farebbe mai, in un momento in cui il mercato è fermo.
Gli viene per contro chiesto di far fede ai suoi oneri ma la burocrazia attanaglia e blocca tutto.

Cassa integrazione che non parte, bonus inadeguati alle reali esigenze delle imprese e dei lavoratori, finanziamenti che affaticano le imprese. Insomma credo che siamo il tessuto imprenditoriale che produce più ricchezza ma che allo stato attuale è più bersagliato su tutti i fronti. E all’imprenditore non resta che continuare a correre su un tapis roulant immaginario e schivare gli sgambetti di ogni detrattore.
Alle imprese viene chiesto troppo, troppo di più di quanto potrebbero e possono fare.
E l’imprenditore è sottoposto ad uno stress continuo e duraturo.

Cosa occorre per andare oltre ognuno di questi limiti?

Noi abbiamo risposto alla crisi creando un progetto nuovo, che potesse essere utile per la prevenzione del virus. Crediamo tanto nell’impresa che non è solo business ma significa anche ideali, passione, creatività.

Quindi l’aspetto positivo di queste fasi è sicuramente dovuto al mio inguaribile ottimismo, che hanno quasi tutti gli imprenditori.
Quando si riesce ad andare oltre, è possibile scorgere una nuova ondata di positività.

A breve ci sarà una nuova immissione e circolazione di credito e nell’ultimo quadrimestre riesco a prevedere dati simili a quelli dello scorso anno.

È chiaro che ognuno ci mette del suo e in tutto questo periodo mi sono mosso personalmente con l’Associazione Imprenditore non sei solo, a supporto di imprenditori in difficoltà. Stiamo riuscendo a trasferire il nostro know how, le nostre conoscenze, competenze a imprenditori che hanno difficoltà oggettive e soggettive.

È qualcosa che parte dagli imprenditori privati, però. Un qualcosa in cui credo molto e che mi da ogni giorno un’aspettativa migliore per il futuro.

Potremmo dire allora che il re è nudo. La crisi sanitaria ha scoperchiato il vaso di Pandora di un sistema legato al sostegno delle imprese che non funziona, secondo lei?

È chiaro che si è trattato e si tratta ancora oggi di una situazione di emergenza a cui non eravamo pronti non solo sotto il profilo sanitario ma anche su quello delle istituzioni. Quindi il momento è quello che è ed è normale che vengano fuori tutte le storture nel far quadrare il cerchio.

L’imprenditore fa il suo e continua a percorrere la sua strada con i mezzi che ha, perché sa che ha impegni da onorare, ma le contraddizioni oggi sono tantissime. Basti pensare che ad ogni azienda vengono chiesti continui sforzi in relazione a debiti commerciali, oneri fiscali, sanificazione. Non manca niente. Per contro, quello che viene meno è la reciprocità dello stato che non si spende tanto quanto chiede alle aziende italiane di fare. E aldilà di ogni valutazione storica sembra chiaro che all’orizzonte si prospetti un governo tecnico, è storia già vista; chissà allora cosa si chiederà alle imprese.

Come reagisce Logcenter a tutto questo?

Con un orecchio sempre teso verso il mercato, all’ascolto delle esigenze, per produrre ciò che occorre, che serve veramente. Proprio come è nato il progetto Sanipass. Ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare nel sociale e ci siamo risposti che oggi correre meno rischi, prevenire, puntare sulla sicurezza è l’unico punto che tutti – nessuno escluso – abbiamo in comune.
Per scommettere ancora sul business è chiaro che serve pelo sullo stomaco e coraggio. E forse anche una sana dose di creatività e resilienza che ci ricordi ogni giorno quanto ognuno sia, in realtà, artefice della propria fortuna o sfortuna che sia.