― Secondo la Cna, rispetto alla platea totale delle imprese di pulizie e del comparto che avrebbero la possibilità e la capacità di lavorare su pulizia e disinfezione, quelle che sono autorizzate alla sanificazione sono solo il 3 per cento

“La confusione che si è innescata sul termine sanificazione sta provocando un vero e proprio cortocircuito normativo e applicativo. L’incertezza della norma che prevede un credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro comporta per le imprese costi superflui, essendo indotte, in molti casi, a ricorrere a trattamenti non prescritti dal Ministero della Salute”. A lanciare l’allarme è Fabio Fiorot, responsabile Imprese di Pulizia della Cna del Veneto che punta i riflettori sull’esclusione di migliaia di imprese professionali di pulizia dalle operazioni di sanificazione per il contrasto al Coronavirus.

Le prescrizioni contenute nella circolare n. 5443 del Ministero della Salute individuano gli specifici interventi di sanificazione necessari ad evitare i rischi di contagio attraverso l’utilizzo di appositi prodotti. “Si tratta di attività abitualmente svolte dalle imprese professionali del settore delle pulizie e non solo da imprese abilitate alla sanificazione“, spiega Fiorot.

Solo il 3 per cento delle imprese abilitate alla sanificazione

Secondo un monitoraggio condotto dalla Cna del Veneto, emerge che rispetto alla platea totale delle imprese di pulizie e del comparto che avrebbero la possibilità e la capacità di lavorare su pulizia e disinfezione, quelle che sono autorizzate alla sanificazione sono solo il 3 per cento: e cioè 84 su 2864. A questa percentuale si aggiunge un 7 per cento di imprese che hanno ottenuto l’abilitazione alla sanificazione perché congiunta all’attività di disinfestazione e derattizzazione.

Quello delle imprese di pulizia rappresenta un comparto importante fatto da 2.684 imprese che impiega circa 35mila 381 addetti. Se quindi quelle autorizzate con il patentino rappresentano solo il 3 per cento  – conclude Fiorot – è evidente che migliaia di imprese professionali di pulizia sono escluse dalle operazioni di contrasto al Coronavirus“.