Una circolare del ministero dell'Interno chiarisce chi verrà sanzionato tra imprenditori e lavoratori in caso di violazioni delle norme imposte dal Dpcm del 17 maggio

Se il lavoratore non è dotato di mascherina ne risponde personalmente o verrà sanzionato anche il titolare dell’impresa? Se i mezzi di trasporto non vengono sanificati di frequente di chi è la responsabilità? Se il dipendente non rispetta le norme verrà multato anche il suo datore di lavoro? Tutte domande alle quali il ministero dell’Interno ha fornito risposta attraverso una circolare che definisce alcune prime indicazioni operative per i lavoratori del settore dei trasporti dopo l’entrata in vigore del nuovo Dpcm che ha dato inizio alla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Nelle linee guida il ministero, oltre a ricordare quali sono i comportamenti da tenere nei luoghi e nei viaggi di lavoro, ha chiarito le singole responsabilità di imprenditori e lavoratori in caso di sanzioni.

Quali sono gli obblighi per l’impresa che cura il carico/scarico della merce?

  • Informare i conducenti relativamente al corretto uso e gestione dei dispositivi di protezione individuale, dove previsti
  • Sanificare e igienizzare i mezzi di trasporto e di lavoro in modo appropriato e frequente. Le operazioni di pulizia e sanificazione devono riguardare tutte le parti frequentate dai lavoratori e devono essere effettuate con le modalità definite dalle circolari del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.
  • Nei luoghi di carico/scarico delle merci, garantire la presenza di servizi igienici dedicati ai conducenti, di cui deve essere prevista un’adeguata pulizia giornaliera, e la presenza di idoneo gel igienizzante lavamani.
  • Garantire che, nei luoghi di carico/scarico, sia assicurato che le necessarie operazioni propedeutiche e conclusive del carico/scarico delle merci e la presa/consegna dei documenti avvengano con modalità che non prevedano contatti diretti tra operatori e autisti o nel rispetto della distanza di un metro.

Quali sono gli obblighi a carico dell’autista?

  • Se possibile, obbligo di rimanere a bordo del proprio mezzo quando sprovvisto di guanti e mascherina (costituisce eccezione la necessità di svolgere manovre fuori dal mezzo, funzionali al trasporto, ovvero il dover corrispondere ad esigenze personali
  • Obbligo di rimanere a bordo del veicolo nel luogo di carico/scarico se è sprovvisto di Dpi, ovvero, in alternativa, di mantenere la distanza di almeno un metro.
  • Obbligo di indossare la mascherina durante la guida se è presente una seconda persona a bordo del mezzo quando non sia possibile mantenere un’adeguata distanza interpersonale.
  • Divieto di accedere agli uffici delle aziende diverse dalla propria, salvo che per l’uso dei servizi igienici dedicati.
  • Obbligo di indossare la mascherina qualora, in luogo aperto, sia necessario lavorare a distanza minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative.

Come si svolgono i controlli delle forze dell’ordine?

Le prescrizioni a carico di imprese e lavoratori costituiscono materia di controllo da parte degli organi di polizia stradale. Salvo che il fatto costituisca reato, costituiscono regole di comportamento la cui violazione è punita con sanzioni amministrative da 400 a 3mila euro, come chiarito nell’articolo 4 del decreto legge 19/2020. Le sanzioni, a seconda dei casi, saranno applicabili all’imprenditore o ai lavoratori.

“Le violazioni riguardanti gli obblighi di organizzazione dell’attività imprenditoriale, ovvero di predisposizione di strumenti per gli utenti o per i lavoratori o di misure di adeguamento, gestione, pulizia, sanificazione, ecc., sono riferibili all’imprenditore (vettore o impresa che cura il carico/scarico della merce) e devono essere contestate a questi soggetti, attraverso i loro rappresentanti legali, in quanto tenuti alla loro osservanza – si legge nella circolare -, ovvero, se commesse dai lavoratori, in quanto tenuti alla vigilanza sull’osservanza delle misure da parte di questi ultimi.

In particolare, sarà qualificato come trasgressore chi gestisce l’attività di trasporto di cose (ovvero, se ricorre il caso, chi gestisce l’attività connessa al carico/scarico delle merci). Se la violazione riguarda la predisposizione di strumenti a tutela dei lavoratori occorre, tuttavia, andrà verificata la condotta dell’imprenditore in coerenza con gli obblighi discendenti dalla normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Quando, invece, le disposizioni dei protocolli si rivolgono direttamente ai dipendenti delle aziende che erogano il servizio di trasporto, imponendo loro specifiche prescrizioni, tali soggetti sono chiamati a rispondere in proprio delle violazioni accertate, eventualmente con il concorso dei gestori dell’impresa negli illeciti posti in essere dai dipendenti, a seguito dell’accertamento dell’omissione dei doveri di vigilanza.

Sanzioni accessorie

Secondo le disposizioni del Dpcm del 17 maggio, se le violazioni sono commesse nell’esercizio di un’attività di impresa, oltre alle sanzioni amministrative si rischiano anche quelle accessorie. In particolare, la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni, nonché la possibilità per l’organo accertatore di disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione.

L’applicazione di quest’ultima misura cautelare nell’ipotesi in cui vengano accertate violazioni dei protocolli di sicurezza, lascia all’operatore di polizia margini di valutazione molto stretti per decidere di non procedere all’attivazione della stessa. La sospensione provvisoria dell’attività di trasporto dovrà dunque essere disposta in ogni caso in cui il ripristino delle condizioni di sicurezza non possa avvenire nell’immediato e, comunque, per un periodo non più lungo di 5 giorni dalla data dell’accertamento, dandone atto nel verbale di contestazione.

Ingresso e rientro in Italia del personale viaggiante

Per ciò che concerne l’ingresso o il transito in Italia dei lavoratori nel settore dell’autotrasporto, è stato escluso dal campo di applicazione delle prescrizioni imposte dagli stessi articoli il personale viaggiante, eliminando il precedente requisito dell’appartenenza ad imprese aventi sede legale in Italia. Pertanto, i conducenti e ogni altro lavoratore che rientra nella definizione di personale viaggiante impiegato nel settore dell’autotrasporto, prescindendo dalla cittadinanza o residenza e dalla sede legale dell’impresa dalla quale dipendono, fanno ingresso in Italia senza alcuna formalità.