Infortunio sul lavoro per Covid-19: che responsabilità per il datore di lavoro
― L'Inail interviene specificando che l'accertamento di un infortunio sul lavoro per infezione da Covid-19 non configura, in automatico, la responsabilità in sede civile e penale del datore di lavoro

Il contagio da coronavirus è stato inquadrato nella categoria degli infortuni sul lavoro.

A chiarirlo di recente è stata una circolare dell’Inail del 3 aprile 2020, che include tra le malattie infettive contraibili in azienda anche i casi di infezione da Covid-19, come da decreto Cura Italia.
Da ciò se ne desume che il datore di lavoro potrebbe potenzialmente essere esposto alla responsabilità penale per i reati di lesioni e omicidio colposo aggravati dalla violazione delle norme antinfortunistiche, laddove non abbia adottato le misure necessarie a prevenire il rischio di contagio.

Ultimamente si è dibattuto parecchio riguardo alla responsabilità penale e civile del datore di lavoro, in quanto garante della sicurezza all’interno dell’ambiente lavorativo, considerando il nesso di causalità fra il contagio e l’ambiente in relazione alla condotta.
Ecco perché, al fine di fare chiarezza in merito, l’Inail ha ritenuto di evidenziare, attraverso la diramazione di un comunicato stampa, che: l’infortunio su lavoro per Covid-19 non è correlato alla responsabilità civile e penale del datore.Il datore, quindi, risponderebbe penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale esclusivamente nel caso in cui venga accertata la sua responsabilità, per dolo o per colpa.

L’infortunio su lavoro per Covid-19 non è correlato alla responsabilità civile e penale del datore. Lo è esclusivamente nel caso in cui venga accertata la sua responsabilità, per dolo o per colpa.

Quindi, in riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro per le infezioni da coronavirus, è possibile affermare con certezza che dal riconoscimento come infortunio sul posto di lavoro non discende in automatico l’accertamento della responsabilità in capo al datore di lavoro.

I presupposti per l’erogazione di un indennizzo Inail per la tutela degli infortuni sul lavoro e quelli per il riconoscimento della responsabilità del datore che non abbia rispettato le norme di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, sono quindi differenti.

Le responsabilità vanno infatti regolarmente accertate mediante la prova del dolo o della colpa attraverso criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento delle prestazioni assicurative dell’Istituto.
Da ciò ne deriva come naturale conseguenza che il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto non assume rilievo al fine di sostenere un’accusa in sede penale e civile. Lo prevede infatti principio di presunzione di innocenza, che rende quindi necessaria la presenza di prove in grado di attestare le mancanze del datore, eventualmente resosi colpevole di non aver salvaguardato l’ambiente di lavoro e aver causato l’evento dannoso.

Il datore, per altro, avrebbe dalla sua anche il DVR, che se aggiornato con il rischio di contagio da coronavirus e le conseguenti misure volte a limitare il proliferare dell’infezione, lo aiuterebbe a dimostrare di aver messo in campo ogni procedura per tutelare la salubrità dell’ambiente lavorativo.

Infine, come riporta anche Confetra, in una recentissima circolare che riprende il comunicato dell’Inail, al riguardo si deve ritenere che la molteplicità delle modalità di contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro – in continuo aggiornamento -, rendono assai complicata la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.