― Un progetto pilota della Regione svela quanto siano diventate sicure le fabbriche oggi, in relazione alla pandemia. Rischi vicini allo zero per chi lavora in fabbrica, grazie alle misure di contenimento

Il Veneto è sempre stato un modello virtuoso dall’inizio della pandemia.
Ha agito tempestivamente, testando la popolazione e riuscendo ad arginare l’epidemia in maniera esemplare con l’istituzione di zone rosse, chiusure sollecite di ospedali, tantissimi test e pochi ricoveri. Il segreto? Probabilmente anche il fatto che la regione avesse iniziato ad elaborare una pianificazione e gestione dell’emergenza già dal mese di gennaio, quando venivano cioè segnalati i primi casi in Italia.

Il modello Veneto

I dati dimostrano che il coronavirus ha fatto meno danni in Veneto che altrove, anche laddove il contagio è arrivato in ritardo. Malgrado la regione sia la quarta per numero di morti accertati per Covid, ha potuto contare su dati affidabili per arginare contagi e decessi. Qualcosa che purtroppo non è successo in altre regioni.
Un risultato reso possibile non solamente dalla tempestività, quindi, ma anche dalle prese di coscienza e dal lavoro del microbiologo Andrea Crisanti che, supportato dagli investimenti della regione, è riuscito ad imporre un modello, il modello Veneto appunto, che in fatto di screening e di gestione dell’emergenza ha mostrato il volto di un’Italia virtuosa.
Ed è proprio dal Veneto che arrivano ottime notizie sul fronte dei contagi. Non si tratta ancora del tanto ambito R con zero, soprattutto all’indomani delle riaperture, ma di un’ottima notizia sul fronte della trasmissione del virus in ambiente lavorativo.

I dati del progetto pilota: chi è infetto non contagia

Un progetto pilota guidato dalla task force regionale ha evidenziato come nelle fabbriche, chi è infetto, non contagerebbe i colleghi.

Su 1518 sottoposti a tampone, infatti, solo 4 sarebbero i nuovi positivi. La notizia è quindi che le misure di contenimento adottate in fabbrica, funzionano.

Per qualcuno potrebbe sembrare un esperimento banale, ma il risultato è quanto di più confortante ci sia sul piano della gestione del virus nel momento in cui con lui bisogna imparare a conviverci.

Si è parlato a lungo del rischio di propagazione del virus all’interno degli ambienti di lavoro, talvolta sostenendo quanto potesse essere potenzialmente rischioso tornare a lavoro, riaprire le fabbriche.
Invece, a quanto pare, il risultato dell’esperimento in Veneto, smentisce queste posizioni: la percentuale di positivi, tutti per altro asintomatici, è sotto ogni aspettativa. Il che, induce a pensare che il rischio sia contenuto.

L’analisi della Regione: il contenimento funziona

L’analisi ha preso in considerazione 9 aziende di medie e grandi dimensioni dell’area padovana, otto delle quali non hanno mai chiuso i battenti, rientrando nelle categorie essenziali.
Ebbene, in 7 di queste, i tamponi hanno dato esito negativo su tutti i dipendenti ed il personale. Sorveglianza sanitaria e misure di contenimento come mascherine e distanze, quindi, funzionano.
Solo 3 dei 4 dipendenti trovati positivi appartengono all’unica realtà aziendale che, non rientrando nei codici Ateco previsti dai decreti, è rimasta chiusa fino a qualche giorno fa.
Il paradosso è chiaro: si è ammalato ed ha rischiato di più chi è rimasto in famiglia rispetto a chi invece ha continuato a lavorare.
Segno chiaro forse del fatto che, con tutta probabilità, le aziende – e qui si parla di quelle venete ma il discorso andrebbe esteso al resto del Paese – sono davvero diventate un luogo sicuro in cui il rischio di contagio è relativamente e sorprendentemente basso e tende allo zero.
E il Veneto è stata la prima regione a dimostrarlo.