― La logistica italiana non può perdere terreno fertile, deve poter competere in Europa ad armi pari. Per farlo, è necessaria una ripresa rapidissima e non asimmetrica

Rapidità, immediatezza. In nome della velocità sembra correre il filo che consentirebbe alla logistica di non perdere la sua competitività, in Europa. Il settore, che si muove in contesti internazionali dove la competizione è sempre stata molto forte, non può perdere tempo.

È la lucida analisi del Freight Leaders Council che svela, nelle parole del suo presidente Massimo Marciani, quali siano i timori più reconditi del settore.
“La logistica, che non si è mai fermata, ha ora bisogno di una fase 3 velocissima – ha dichiarato Marciani -. Ciò che oggi occorre all’indotto, più di qualsiasi altra cosa, è una chiara applicazione di misure da parte del Governo che siano in grado di azzerare il gap competitivo con altri paesi europei che si stanno già avviando la ripresa. O che hanno ridotto in modo parziale le proprie attività”.

Se la logistica italiana si ferma oggi, potrebbe non partire domani

In poche parole, se la logistica italiana si ferma oggi, potrebbe non partire domani o partire zoppicando. Un grave problema se si pensa che le aziende italiane hanno imparato negli anni a gestire la competizione e hanno scoperto che il Made in Italy è centrale per la ripresa delle industrie ma anche dei cittadini. Occorre resilienza, digitalizzazione dei processi e snellimento della burocrazia, in primis.

Questo perché oggi la logistica è in sofferenza e rischia di fare passi indietro perdendo la sua competitività, durante la fase 2 che si aprirà dal 4 maggio prossimo.
“L’incertezza sulle regole, la mancanza di coordinamento tra le varie realtà territoriali – prosegue Marciani -, insieme alla confusione metodologica ma anche la ripartenza asimmetrica rischiano di affossare un settore che, malgrado i tantissimi sforzi, ha avuto il coraggio di non mollare la presa fino a questo momento”.

Gli indicatori della sofferenza del settore ci sono tutti. Ad una perdita dei flussi stimata in una forbice dal 30 al 90% a seconda delle diverse filiere, si aggiunge anche la mancanza di liquidità che crea difficoltà economiche importanti.
La situazione rischia di peggiorare con un’asimmetria nelle riaperture, nella ripartenza, in rapporto ai diversi stati europei.

La logica è semplice e chiarissima: chi avrà pianificato la fase 3 in maniera metodica e snella, si aggiudicherà posizioni rilevanti, lasciando indietro tutti gli altri.

“Basterebbe indicare con chiarezza i protocolli comportamentali dei diversi contestiaggiunge Marciani – prevedendo controlli mirati per far ripartire del tutto il settore. Questo si può fare se si offrono al Made in Italy servizi completi a disposizione per raggiungere il resto del mondo. È indispensabile – conclude il presidente di FLC – che il Governo condivida con il settore una metrica e un metodo di valutazione di efficacia degli interventi che ha programmato”.

Diversamente, il rischio è compromettere la competitività non solo del settore ma dell’intero sistema economico italiano.