― La pandemia non è un fatto casuale e per risollevarci da questa emergenza dovremo vestire panni nuovi, rinnovarci e cambiare stile di vita

Per Carla Pedol, responsabile del settore Logistica dell’omonima azienda del Trevigiano, fare i conti con l’emergenza, la pandemia ed il lockdown significa cambiare approccio mentale, rompere un equilibrio che in natura ha già perso la sua armonia, per riuscire a rinnovare sé stessi, i propri stili di vita e – con essi – anche i processi ed il modo di concepire il lavoro.
Il Covid-19 non ha mai fatto chiudere le porte dell’azienda che opera nella logistica, nella ricambistica, così come nell’assistenza da decenni, ma ha invece fermato la produzione di cabine per macchine agricole ed industriali, di marmitte e paraurti per un breve periodo.

Come state vivendo questo momento legato all’emergenza sanitaria?

La Pedol, essendo una società di servizi non è stata interessata dalla chiusura, a differenza della divisione produttiva che, invece non rientrava tra i codici Ateco autorizzati ad operare. Abbiamo dovuto però fare i conti con una filiera ferma che ha contratto la domanda, adeguandoci con la riduzione del personale senza penalizzare il servizio ai clienti.
Molti dei nostri partner che hanno filiali anche all’estero sono stati fortemente penalizzati dal lockdown ed il peso delle chiusure si è sentito parecchio sull’indotto. Alcune imprese hanno dovuto lasciare letteralmente a casa due terzi del proprio personale tecnico.

Noi siamo stati meno penalizzati, se così si può dire. Stiamo supportando il peso della riduzione di richieste con i nostri collaboratori anche usufruendo della possibilità di sfruttare l’accumulo di giorni di ferie da loro non usufruite nell’arco di questi ultimi anni.
Ma non è stato e non è così semplice perché i disservizi, in un paese stravolto da una pandemia che abbraccia tutte le regioni, sono all’ordine del giorno. Basti pensare alle tempistiche dei recapiti da parte dei corrieri che hanno subito un freno. Soprattutto in determinate aree, dove c’è stato un graduale rallentamento dell’operatività.

Per quanto riguarda la vostra organizzazione interna, cosa è cambiato? Gli strumenti digitali sono entrati nella gestione del vostro lavoro?

Nell’esigenza di una riduzione del personale siamo riusciti a puntare su una flessibilità abbastanza inedita. Il personale commerciale è riuscito a ruotare facendo fronte alle necessità quotidiane e garantendo i servizi alle nostre aziende clienti.
A differenza di molte imprese che si sono servite di strumenti digitali come lo Smart working, esso, per il nostro lavoro, non si presta ad essere una soluzione ottimale. Utilizziamo tutti i supporti digitali con i quali interagiamo da tempo con i nostri clienti, ma di fatto spesso dobbiamo essere a contatto visivo con il materiale, all’interno del nostro magazzino, per rispondere in maniera più specifica alle richieste di ricambi.
E’un lavoro che molto spesso necessita della fisicità.

Come immagina il mercato post emergenza?

Appartenendo al mercato della logistica ci consideriamo nella rosa di coloro che hanno avuto più opportunità.
La logistica gode del favore di essere un elemento quasi indispensabile in qualsiasi situazione, non si ferma quasi mai e questo lo abbiamo toccato con mano anche in questa tragica vicenda. Il problema rimane legato ai tempi, che saranno necessariamente indispensabili a far ripartire il tutto in maniera sistematica e organica.
I tempi saranno molto lunghi, aldilà dei dispositivi che possono essere adottati o del distanziamento interpersonale che, nel nostro caso, è validissimo e può supera i 3 metri. La nostra struttura ci permette di operare con distanziamento senza difficoltà
ed è questa una delle ragioni per le quali siamo rimasti aperti.

Il vero problema è e sarà la richiesta di domanda.
Oggi in tanti ci siamo resi conto che è arrivato il momento di scegliere l’essenzialità più che il superfluo. E credo che questa pandemia con tutti i suoi effetti collaterali abbia portato una buona dose di rivoluzione culturale.
Ci sarà sicuramente un cambiamento, ma con quali fasi e tempi cambieremo l’essenzialità, le esigenze, il nostro stile di vita, lo vedremo solo col tempo.
Ritengo che la pandemia sia portatrice di un messaggio, che la natura ci sta inviando. Un messaggio caduto in un particolare momento della storia dell’uomo. Ci sono stati troppi fattori coincidenti perché non dovesse succedere qualcosa; la situazione globale è al limite e questo lo aveva capito anche Papa Francesco mesi fa, parlando del fatto che stessimo arrivando a un punto di non ritorno.

Ma il reinventarsi passa per una visione nuova delle nostre vite. Dovremo essere molto più attenti alla natura, a preservare quello che ci hanno consegnato, a custodirlo. L’equilibrio è già rotto dal punto di vista naturale e adesso dovremmo romperlo anche dal punto di vista mentale. Sarà quindi molto difficile capire come ci riprenderemo, – molto lentamente di sicuro -, ci sarà chi persevererà sulla strada sbagliata e chi avrà capito e darà un contributo importante.

Chi potrà essere il portavoce di questo cambiamento?

Da ascoltatrice e amante dei giovani credo che potranno essere proprio loro a farsi portavoce di questa nuova fase culturale. Nei giovani il passaggio a nuovi paradigmi potrebbe essere più semplice perché le nuove generazioni hanno meno schemi, hanno la capacità di indicare alla mia generazione quale sarà la strada e come approcciarsi ad essa. Bisognerà avere la curiosità di stare ad ascoltarli malgrado la distanza generazionale. Mediare magari tra le due istanze sarebbe già un grande passo avanti. Anche noi dovremmo fare tesoro di certi atteggiamenti, va cambiato proprio lo spirito.

Ci sono delle abitudini legate alle pause di lavoro che sono venute meno in questo periodo?

Da questo punto di vista siamo stati fortunati. Non abbiamo mancato l’appuntamento del venerdì con le brioches o i festeggiamenti per i compleanni. Non abbiamo rinunciato, ma ci siamo adeguati mantenendo le distanze interpersonali, per cui non abbiamo sentito il peso della mancanza di socialità.
In Pedol si è voluti mantenere quei momenti utili a staccare, a confrontarsi, a parlare, lontani dalla dimensione di ufficialità. Sono momenti in cui ci apriamo, raccontiamo delle nostre famiglie, c’è un attimo di leggerezza che è importante mantenere, in cui ci si concede al di là delle formalità. Questo scandisce i tempi e ci aiuta ad alleggerire tensioni.