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Yari Terazzan, Ceo di Futura Batterie: "Questo cambiamento spinge a migliorarci e ad aiutarci di più tra aziende"

“Quello che oggi è un problema dei nostri clienti o fornitori, domani potrebbe essere il nostro. Solo aiutandoci e non sottraendoci ai nostri doveri ne verremo fuori, migliori. Il Paese ripartirà soltanto con la spinta della sua classe produttiva“. Ne è convinto Yari Terazzan, Ceo di Futura Batterie, azienda veronese che opera nell’ambito della produzione di batterie per carrelli elevatori, piattaforme aeree, lavapavimenti, spazzatrici e accumulo fotovoltaico. “In questo momento di emergenza sanitaria legata al Coronavirus dobbiamo ripensare le nostre aziende e spronarci a vicenda”, dice.

Come state vivendo questo periodo dall’inizio dell’emergenza sanitaria?

In modo positivo e propositivo. Positivo perché, spesso, le situazioni migliorano in base all’approccio che abbiamo verso di esse. Bisogna evitare qualsiasi tipo di scoramento, seppur comprensivo, perché il Paese ripartirà soltanto con la spinta della sua classe produttiva. Propositivo perché le attuali difficoltà ci hanno portati ad una riflessione sul nostro modello di business, valutando quali possono essere le migliorie da attuare e i servizi da creare o implementare.

Com’è cambiato il vostro lavoro sia nella vostra organizzazione interna che nel rapporto con i clienti?

Nella speranza di tornare il prima possibile a stringere la mano ai nostri clienti, quanto fatto negli anni passati ci ha permesso d’esser pronti a questo cambiamento. Dal punto di vista commerciale, strumenti come il sito web  (con un configuratore per trovare la batteria specifica) e l’app con prezzi istantanei dedicati ci permettono di rispondere in modo celere anche a distanza. Chiaramente, invece, la gestione della produzione è stata completamente ripensata seguendo le normative vigenti. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i miei dipendenti e collaboratori, esemplari in questo momento di difficoltà.

Futura Batterie è un azienda sempre in fermento. Ci avete abituati a continue ricerche di patnership nazionali e internazionali, all’approfondimento verticale sui prodotti, a novità sui mercati trattati e sulla varietà di risposte disponibili per mercato. L’emergenza sanitaria in corso influisce su questa vostra vocazione? Cambierà il vostro modo di stare sul mercato?

Ciò che è nel dna di un’azienda non può cambiare. Siamo pronti con nuovi prodotti e offerte da lanciare sul mercato. Come detto: noi non ci fermiamo.

L’emergenza ha influito sulle richieste che vi vengono fatte dai clienti?

Sono aumentate le richieste di ricambi. Com’è comprensibile, adesso le aziende cercheranno di riparare il possibile spostando nel tempo eventuali investimenti onerosi. Ci attendiamo però nel medio termine una ripartenza del comparto.

Come immaginate il mercato nel post emergenza? Su cosa bisognerà puntare secondo voi?

Immaginare ciò che sarà, ad oggi è difficile. In generale, però, spero che questa crisi ci sproni tutti a migliorare e, soprattutto, a essere maggiormente solidali. Dobbiamo capire che non possiamo esistere l’uno senza l’altro e che pensare solamente ai propri interessi alla lunga non paga. Il problema di un vicino, di un cliente o di un fornitore domani potrebbe essere il nostro.

Dobbiamo anche non sottrarci ai nostri doveri. Trovo aberrante che nel nostro Paese abbiamo ancora bisogno di campagne come “io pago i miei fornitori”, cosa che dovrebbe essere scontata ma purtroppo non lo è. Non pagare un fornitore porterà nelle casse dell’azienda un futuro insoluto, Tutto è una ruota, tutto torna. Solo aiutandoci e non sottraendoci ai nostri doveri ne usciremo migliori.

Qual è l’abitudine a cui avete dovuto rinunciare in questo periodo che vi manca di più?

Il nostro approccio con la clientela è sempre stato conviviale. Ci mancano i caffè, i pranzi, le cene con i nostri clienti, molti dei quali nel tempo sono diventati amici. All’interno della nostra azienda abbiamo un’area meeting dedicata a questo. Non vediamo l’ora di riaprirla.

Avete scoperto invece, in tutta questa situazione, delle buone pratiche che continuerete a mantenere anche ad emergenza finita?

Credo che per molto tempo mascherine e guanti saranno nostri compagni di vita e di lavoro. Il rispetto delle distanze per la sicurezza dei nostri lavoratori ci ha portato a un’organizzazione e a un utilizzo migliore dello spazio. La sanificazione degli ambienti è una buona abitudine che sicuramente non abbandoneremo.

Ti rendi conto solo dopo, quando ti resta il tempo per soffermarti a pesare, che la frenesia del nostro quotidiano ci ha fatto perdere tanti valori, sorrisi e disponibilità.

Il tempo non si riavvolge a ritroso, ma questa calamità ci dovrebbe insegnare ad apprezzare la qualità della vita, dei rapporti con le persone, il rispetto per l’ambiente.

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