― Fra limiti, ostacoli e arretratezze infrastrutturali, quanto siamo distanti dal paradigma 4.0 in Italia? La risposta arriva da un campione di 110 aziende

Le aziende manifatturiere che investono nella digitalizzazione dei processi logistici in ottica 4.0 stanno crescendo. Il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia ha presentato i risultati della sua ricerca in merito, intitolata “Logistica 4.0”.
Oggi si parla molto di Industria 4.0, sia in relazione al soddisfacimento dei bisogni dei clienti che in ottica di contenimento dei costi interni. Rappresenta sempre più una chiave per incrementare la competitività delle imprese all’interno dei mercati di riferimento.
Queste sono le ragioni per le quali oggi il paradigma di Logistica 4.0 avanza, inteso nella digitalizzazione progressiva dei processi logistici delle aziende manifatturiere, mediante l’introduzione di nuovi sistemi di stoccaggio, movimentazione e anche trasporto. E’ una rivoluzione capace di incidere sulle intere supply chain sia a livello operativo (magazzini e trasporti) che strategico (pianificazione del network). Perché questo possa accadere, ciò che devono fare le aziende è mettere i dati al centro dei processi, attraverso un monitoraggio dei prodotti e del loro posizionamento, riduzione dei tempi di consegna, efficientamento dei processi di magazzino.

La ricerca RISE e la percezione delle aziende

In questo scenario, il Laboratorio di Ricerca RISE ha avviato una ricerca mirata a evidenziale quali tecnologie digitale stanno modificando i processi logistici del manifatturiero, quali sono i processi più coinvolti nella trasformazione digitale, quali gli ostacoli ed i principali benefici.
La ricerca è stata svolta sulla base di un questionario somministrato online ad un campione di 110 aziende manifatturiere italiane, il cui 52% è di grande dimensione (con fatturato superiore a 50 milioni di euro) mentre il 48% restante è rappresentato da piccole e medie imprese. I principali settori del campione sono quello dei macchinari ed apparecchiature, il metallurgico e quello dei prodotti in metallo.
Alle aziende è stato chiesto di esprimere la propria opinione sulla rilevanza del paradigma Logistica 4.0 nel contesto manifatturiero italiano. Pochissime le imprese che non credono nella sua efficacia, mentre il 31% dichiara che si tratta di un tema importante ma di esclusivo accesso alle imprese di grande e media dimensione. Il 62% del campione crede fermamente nel 4.0 ritenendo che sia fondamentale intervenire sui processi logistici in questa direzione.

Le aziende coinvolte nel 4.0: benefici e limiti

Lo studio sottolinea che la percentuale di aziende che davvero si stanno muovendo in questa direzione, non supera il 37%. Più della metà di queste sono ancora nello fase di studio preliminare. Solo il 15% del totale, di grande e media dimensione sono già all’opera nell’implementazione del 4.0.
In media, le imprese si servono di una sola tecnologia a supporto dei processi logistici, che il più delle volte non risulta integrata ad altre tecnologie e processi. Un dato che sottolinea l’immaturità del paradigma applicato in logistica. A dominare è lo IoT (38%) seguito da robotica collaborativa e AGV.
Tra i benefici riscontrati, al primo posto l’efficienza operativa nella gestione dei materiali (riduzione di errori nel picking e ottimizzazione della produttività del magazzino).
A beneficiare del 4.0 anche le condizioni di lavoro degli operatori che sono al centro del processo di trasformazione che non è solamente tecnologico.
Gli ostacoli più rilevanti sono gli investimenti richiesti sia per l’acquisizione delle competenze che per l’acquisto di nuove tecnologie.
Quello degli investimenti è un problema che riguarda soprattutto le piccole imprese anche se sembra essere piuttosto trasversale.
Per quanto riguarda le competenze, lo studio ha verificato che solo il 3% delle imprese ha già completato o sostenuto iniziative a sostegno della formazione. Il 27% sostiene che siano in corso di svolgimento. Si tratta per lo più di corsi di formazione, training e progetti di affiancamento.
Il 21% dichiara di essere in fase di pianificazione e quasi la metà del campione non ha nemmeno in programma per il futuro simili iniziative.
Un quadro a tratti inquietante che rischia di complicarsi a causa delle già note arretratezze infrastrutturali legate alla connettività.