Lavorare in logistica: il Rapporto Randstad Research
― Presentato il 29 novembre scorso il Rapporto Randstad Research che descrive, numeri alla mano, lo stato di salute del comparto logistica, dal punto di vista dell’occupazione.

Randstad Research Italia (RRI), centro di ricerca indipendente del gruppo Randstad con un Comitato scientifico composto da studiosi ed esperti di lavoro e formazione, ha dedicato uno studio al mondo del lavoro nella logistica.

I numeri del settore

Si tratta di un settore dai numeri molto rilevanti: occupa 2,5 milioni di lavoratori, segnando +4,9% di occupazione negli ultimi quattro anni, a fronte di una media italiana del +3,5% nello stesso periodo.

Questi 2,5 milioni di lavoratori sono occupati nelle diverse funzioni logistiche di tutti i comparti economici: commercio, alberghi e ristorazione, costruzioni, industria, la stessa logistica e altri servizi.

  • 1.085.000 sono occupati nella logistica come servizio, altri
  • 800.000 addetti alla supply chain logistica nell’industria.

Un lavoratore su cinque nella logistica ha una funzione trasversale (con professioni necessarie e complementari a quelle verticali, ad esempio informatici, management, ecc.), i restanti una funzione prettamente logistica (come l’imballatore, il carrellista ecc).

Il 51% degli occupati è composto da operai, il 29% da tecnici, il 9% da middle e top manager, l’8% da addetti nei servizi e il 2% dall’ambito digitale e robot. Negli ultimi anni è cresciuta l’occupazione nel settore, come abbiamo visto, ma si è anche registrata una riduzione del 27,7% di lavoratori nei servizi (quelli maggiormente esposti alla digitalizzazione), e una crescita del 32,5% nel digitale e robot (operai +5,7%, tecnici +13,3%, manager +15%).

Si sta già percependo dunque l’influenza della digitalizzazione sul settore che, come descritto nel Rapporto, avrà un impatto dirompente nel comparto. Si stima saranno 500 mila i posti di lavoro a rischio, 600 mila i lavoratori che dovranno aggiornare le loro competenze, nascerà inoltre l’esigenza di nuove figure professionali.

Il commento di Daniele Fano, Coordinatore del Comitato Scientifico del Randstad Research

“La logistica rappresenta il campo ideale per osservare le trasformazioni in atto. Un settore in crescita, posto dalla trasformazione digitale al bivio tra decrescita dei posti di lavoro per effetto dell’automazione e sviluppo di nuova occupazione per le funzioni richieste dall’innovazione. Stimiamo 500mila posti di lavoro a forte rischio da qui al 2027, ma i nuovi occupati potrebbero superare le professioni sostituite, a certe condizioni: occorre il coraggio di investire in processi e risorse umane capaci di creare valore, la capacità di cogliere le opportunità dei nuovi trend e di superare i lati più oscuri del settore, un impegno forte su formazione, organizzazione e management”.

Le nove sfide per il futuro del lavoro nella logistica

Le nove sfide per il futuro del lavoro nella logistica è il titolo che Randstad Research ha dato al rapporto sull’occupazione in logistica, presentato a Piacenza lo scorso 29 novembre, nel convegno Il futuro dei profili professionali della Logistica.

Oltre ai numeri che delineano il profilo di un settore in profonda evoluzione, dal Rapporto sono emerse anche 9 sfide che il comparto deve prepararsi ad affrontare nel prossimo futuro.

Vediamole di seguito. Si parla di istruzione, formazione, occupazione e crescita per pensare in modo sistemico il futuro del lavoro nella logistica.

1 – Dare centralità alla percezione della logistica.

La logistica fa parte di tutti i mercati, è talmente presente e necessaria da essere data talvolta per scontata. Questo aspetto fa si che non sia realmente percepito il suo valore strategico.
È necessario quindi dare centralità al settore, migliorandone la capacità di attrazione.

2 – Cavalcare i megatrend.

I megatrend vanno capiti e non contrastati. Come la digitalizzazione, un vero e proprio megatrend che, se contrastato, metterà a repentaglio posti di lavoro. Se sarà invece accolto e compreso, creerà nuove opportunità e nuovi mestieri. Altri megatrend sono la tendenza alla sostenibilità, i trend demografici differenziati tra i paesi, le nuove tecnologie…

3 – Cooperare e competere nelle filiere.

La logistica è, per sua natura, parte di filiere: unisce produttore e consumatore. Per questo sono fondamentali collaborazione, accordi di trasparenza, aggiornamento, investimenti sostenibili volti alla valorizzazione del dipendente e della filiera stessa.

4 – Management aperto all’innovazione e alle soluzioni organizzative.

Molti studi dimostrano come manager altamente formati riescono a dare una spinta in più in produttività e innovazione. È necessario attrarre profili con skill che si differenzino da quelle tradizionali. I professionisti devono essere altamente formati e in continuo aggiornamento.

5 – Capire le trasformazioni delle qualifiche.

Senza un’idea precisa dei confini che delineano le qualifiche è difficile strutturare percorsi formativi adeguati e pianificare l’iter per aggiornarsi. Randstad Research ha realizzato uno schema per descrivere mansioni, conoscenze e diversi tipi di abilità richieste delle professioni della logistica.

6 – Contrastare l’emergenza di formazione nell’informatica, con un occhio alle competenze ibride.

Si dovrebbe potenziare lo studio dell’informatica già a partire dalle elementari, inserendo gradualmente elementi di coding. L’informatica, come il latino e il greco, sviluppa il pensiero logico, e una volta acquisito un linguaggio informatico è più facile impararne altri. I nuovi professionisti della logistica devono avere competenze “ibride”.

7 – Comunicazione fin dalle scuole elementari.

Un grande ostacolo della logistica è la mancanza di una narrazione adeguata per attrarre gli studenti e fare presa sulle famiglie. La sensibilizzazione nei confronti dei nuovi mestieri deve iniziare dalle scuole elementari e continuare lungo tutto l’arco della vita.

8 – Creare gli ambienti adatti, gli incentivi e le capacità per attuare innovazioni che creano valore e lavoro.

Le imprese che investono in innovazione e sostenibilità sono le più produttive. Chi lavora deve essere incentivato a dare idee di valore per l’azienda. Servono modelli che incoraggino la collaborazione e lo scambio di idee.

9 – Ispirare l’orientamento.

Occorre stimolare l’interesse dei giovani, e non solo, verso la logistica, riuscendo a comunicare come sia un potente motore di innovazione e trasformazione al centro di processi indispensabili, come lo sviluppo dell’economia circolare, il controllo delle filiere degli scambi al servizio dell’industria e dei servizi, il miglioramento dell’ambiente in senso ampio.

Vedi la sezione di TCE Magazine dedicata agli annunci di lavoro.