― Le aziende del settore puntano sempre di più su un'offerta green, utile a contenere le emissioni, risparmiare energia e ridurre l'impatto ambientale

Secondo il rapporto GreenItaly 2018, promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere col patrocinio del Ministero dell’ambiente, circa un quarto delle imprese italiane ha scelto la Green Economy.

Una direzione, quella in chiave sostenibile che coinvolge anche molte le aziende del cleaning professionale. Perché la Green Economy oggi non è più un indirizzo o una pratica, ma è un modello di sviluppo vero e proprio che abbraccia diverse realtà. Un modello che considera l’ambiente come un investimento, rendendo le produzioni ecocompatibili e producendo business. E, in un simile panorama, l’impegno delle aziende è quello di essere protagoniste di questo grande cambiamento in atto.

Laddove gli investimenti in tal senso non avvengono per interesse commerciale, il cleaning li sceglie per convinzione personale, magari del board. Tante aziende, oggi, oltre a soddisfare i requisiti delle normative vigenti tra cui i criteri ambientali minimi, si avvalgono di materie sostenibili, di alta qualità e riciclabili al 100%. Moltissime, ormai, le realtà che puntano sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti altamente concentrati e di sistemi di dosaggio che consentono agli utilizzatori professionali di ridurre il consumo di prodotti chimici, dall’altissimo impatto ambientale.

Prodotti siffatti consentono di ridurre anche le emissioni in fase di trasporto e di produzione, di risparmiare energia e produrre meno rifiuti da smaltire.

Si lavora sulle formulazioni ma anche sulle materie prime, privilegiando quelle meno impattanti, meno pericolose per operatori e ambiente.

Ma quella della sostenibilità del mondo del cleaning è una sfida che coinvolge anche l’ottimizzazione dei processi interni alle aziende, ormai possibile implementando strategie orientate. Gli assetti organizzativi e gestionali sono infatti capaci di ridurre l’impatto delle imprese sull’intero eco-stistema.

Ecco perché assume una grande importanza l’investimento e la ricerca. Perché possedere un cuore verde per un’azienda vuol dire anche investire nelle più moderne tecnologie, su tutte le applicazioni IoT ad esempio, che siano finalizzate ad abbattere l’impatto ambientale. Da ciò ne deriva che l’economia circolare può solo beneficiare degli strumenti innovativi della rivoluzione 4.0.
L’automazione e la digitalizzazione seguono, insieme un percorso di innovazione che riduce i rifiuti, gli scarti e tutte le inefficienze del sistema “fabbrica”. E le nuove tecnologie sono strettamente interconnesse e integrate con lo svolgimento dei servizi di pulizia.

Le direttrici della sostenibilità economica, ambientale e sociale sono strettamente legate fra di loro, incidono sulla reputazione delle aziende e sul brand e rappresentano leve competitive che fanno distinguere dalla concorrenza. Se non gestita one shot, la sostenibilità nel settore della pulizia industriale, sta diventando la discriminante in base alla quale alcune aziende risultano più competitive di altre, rispecchiando valori condivisi che ne innalzano il valore e la qualità, fattori fondamentali per gli “acquirenti”.

Seguire una politica eco-sostenibile per il mondo del cleaning è quindi una scelta responsabile, prima di tutto. Che porta beneficio alle aziende, dimostrandosi una valida leva competitiva, anche se talvolta può comportare costi maggiori, ripagati a lungo termine.

Il plus ambientale è quindi oggi un valore aggiunto. Al di là del green washing e delle strategie di comunicazione utilizzate per creare ingannevolmente un’immagine positiva sotto il profilo ambientale; pratiche fortemente contrastate da trasparenza e rigore della stragrande maggioranza delle aziende che operano nel settore del cleaning.