Da sempre gli uomini, ma anche gli animali, considerano lo sporco qualcosa da eliminare: è pericoloso per la salute, puzza, rovina l’ordine e la simmetria.
L’uomo pulisce se stesso e la sua casa da sempre, anche quando la sua cssa era una caverna; anche gli animali si occupano di pulizia, eliminano da tane e nidi deiezioni e avanzi di cibo, si puliscono leccandosi come i felini, facendosi vere e proprie docce come gli elefanti con la proboscide, bagnandosi e lisciandosi le penne come nel caso dei volatili.

Nonostante ciò, ci è voluto molto tempo per avere la moderna concezione di pulizia, igiene e sanità, e ancora nel mondo ci sono grandi differenze. Nonostante le importanti scoperte e i notevoli passi avanti fatti in occidente, in molte parti del mondo le persone continuano a morire a causa della scarsità d’igiene. Oggi oltre due miliardi e mezzo di persone non hanno un water o una latrina.

Perché ci è voluto così tanto tempo e perché persistono ancora così tante differenze?
Perché, nella storia, è mutato spesso il concetto di sporcizia, inoltre il suo reale legame con la salute è stato scoperto solo di recente. Un altro aspetto molto importante è che, nei secoli, le religioni hanno utilizzato la dualità sporco/pulito – mondo/immondo – puro/peccatore, per trasmettere i propri principi.

Sporcizia, un concetto mutevole nei secoli

Non solo il concetto di sporco è mutato molto nei secoli, nel tempo è mutato anche il rapporto con gli strumenti considerati utili a pulire.
Greci e Romani facevano bagni e usavano oli profumati ma, al posto del sapone, usavano uno strumento di legno che raschiava la pelle.

Fare il bagno diventò una pratica sconsigliata dal Rinascimento all’Illuminismo (in Europa), secondo la medicina del tempo l’acqua apriva i pori della pelle permettendo l’ingresso a gravi malattie. La pulizia avveniva a secco con crusca, sabbia e cipria e venivano utilizzati profumi.

Gli indios dell’Amazzonia invece utilizzavano cenere e acqua; gli Arabi, inventori del sapone moderno a base di soda caustica, sono stati anche i custodi delle più antiche tradizioni in fatto di igiene: i bagni e le latrine pubbliche dei romani, gli scritti dei filosofi greci sul tema.

Sappiamo da Aristotele che esisteva nell’antica Atene un “assessorato” che si occupava del lavoro dei coprologi, gli spazzini di allora, che avevano il compito di portare i rifiuti ad almeno due chilometri dalla città. L’antica Neapolis, fondata dai Greci, presenta nei suoi sotterranei prove schiaccianti di abilità nella costruzione di cisterne e reti idriche. Una beffa della storia viste le sue attuali condizione: Napoli fu fra le prime città a dare un importante contributo alla storia dell’igiene.

Furono poi i Romani che, con acquedotti e terme, misero in pratica le raccomandazioni sull’igiene di esperti greci come Ippocrate, Erodico e Galeno. Solo a Roma, 2.000 anni fa, 11 acquedotti portavano ogni giorno un miliardo di litri d’acqua corrente e garantivano a più di un milione di persone di bere, lavarsi ed espletare in sicurezza i propri bisogni fisiologici.

Un esempio interessante che palesa come sia mutato nel tempo il concetto di sporco, viene dall’urina umana. Vespasiano mise una tassa sull’urina umana, era infatti molto ricercata per il contenuto di ammoniaca, veniva utilizzata dai fulloni per conciare le pelli.
Nella Pompei immortalata dal Vesuvio nella sua quotidianità, sono state trovate anfore semi-interrate lungo le strade che i viandanti erano invitati ad utilizzare come orinali.

Il ruolo della religione

Nella società indiana è ancora tangibile il peso che acquisisce il concetto di sporcizia e impurità, caricato di significato simbolico e attribuito anche alle persone, non solo alle cose.
Gli intoccabili, cioè i fuori casta, sono considerati impuri e si occupano di rimuovere con le mani gli escrementi.

Anche nella tradizione giudaico-cristiana troviamo questo atteggiamento, quando ricorre ai concetti di “mondo” e “immondo”, puro e impuro. Ad essere considerati immondi e impuri sono i malati, i lebbrosi in particolare.

Dalla religione sono arrivate però anche alcune importanti direttive per l’igiene: le abluzioni rituali, prescritte per le purificazioni interiori, consentivano anche una pulizia esteriore, lo stesso consumo dei cibi era regolato da indicazioni igieniche. Anche l’isolamento di malati infettivi, al di là del danno per il malato, consentiva almeno di limitare il contagio.

Dalla pulizia all’igiene

Bisogna aspettare la seconda metà dell’800 per le prime intuizioni e scoperte davvero utili in campo di igiene e salute. Decisiva fu la scoperta dei batteri e l’uso del fenolo (antisettico e disinfettante).
Da quando si iniziò a disinfettare e bollire gli strumenti la situazione sanitaria negli ospedali migliorò in maniera molto decisa.

Basti pensare che, nel 1861, secondo il Royal Infirmary, il 90% dei casi di fratture (frequenti fra gli operai di una città industriale) finiva con l’amputazione. In quell’anno il chirurgo Joseph Lister arrivò a Glasgow e notò che molti malti morivano di febbre post-operatoria e che la cancrena raramente si presentava fuori dagli ospedali. Non doveva quindi dipendere dai “gas venefici” indicati dalla teoria del miasma, ma da qualcosa che si trasmetteva da un paziente all’altro: fasciature usate, ferri chirurgici, le stesse mani dei medici.
Fu il francese Louis Pasteur a dimostrare come la fermentazione di liquidi fosse legata ai batteri e come la bollitura fosse capace di bloccarla.

Secondo i dati UNICEF ancora oggi muoiono circa 1,1 milioni di bambini sotto i 5 anni (3.000 al giorno) a causa della diarrea. Sempre secondo l’UNICEF ci sono solide prove che lavarsi le mani con il sapone prima di preparare i pasti o dopo essere stati in gabinetto possa ridurre il rischio di diarrea del 45% circa e l’incidenza di affezioni respiratorie acute del 23%: tra queste vi è la polmonite, prima causa di mortalità infantile.
Una recente indagine in Nepal ha evidenziato che il corretto lavaggio delle mani da parte di madri e levatrici al momento del parto abbia ridotto la mortalità neonatale del 40-44%.

Pulizia del luogo di lavoro

Nell’occidente industrializzato la pulizia oggi ha un ruolo chiave. Basti pensare che, oggi in occidente, ad essere puliti sono anche i magazzini, le officine e tutti quei luoghi che, fino a poco tempo fa, non erano soggetti a questa sensibilità. Sempre più aziende hanno infatti  compreso che, la pulizia nel luogo di lavoro, è un valore da cui scaturiscono una serie di altri vantaggi:

  • sicurezza per gli operatori,
  • ordine nella gestione delle attività,
  • una migliore immagine aziendale.

Il settore del cleaning industriale offre sempre più soluzioni dedicate alla pulizia di magazzini e aziende: lavasciuga pavimenti di tanti tipi, spazzatrici industriali, aspiratori, idropulitrici… e tutta una serie di servizi per assicurare ambienti di lavoro sani e funzionali.