Maxi frode nel mercato dei pallet
― L'indagine coordinata dalla GdF ha consentito di recuperare quasi 20 milioni di euro di imposte evase e Iva dovuta. Nel mirino 18 aziende specializzate nella commercializzazione di pallet usati

La logistica non può fare a meno dei pallet. Da strumento imprescindibile dell’attività di un settore in continua crescita, il pallet si è sempre dimostrato un protagonista invisibile dell’economia. Oggetto di furti a danno di centri commerciali, pomo d’Adamo del Brexit no deal, motivo di contraffazioni. Nella sua natura di funzione fondamentale della logistica, il pallet vive, quotidianamente, imprese degne di nota.

L’ultima, a onor di cronaca, è la maxi frode fiscale nel milanese che ha visto scattare i sigilli a 24 conti correnti, includendo anche il sequestro di 12 immobili e 18 auto, per un ammontare di svariati milioni euro.

L’indagine della Guardia di Finanza, nata tre anni fa, vede coinvolte ben 18 aziende specializzate nella commercializzazione di pallet usati.
La vicenda ha come protagonista un imprenditore milanese che, appoggiato da aziende compiacenti, avrebbe indirizzato loro fatture da migliaia di euro per operazioni mai effettuate.

L’accusa per lui e le altre 13 persone coinvolte è di associazione a delinquere finalizzata alla dichiarazione fraudolenta, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento e distruzione di documenti.

L’inchiesta ha consentito di recuperare circa 19 milioni di euro di imposte evase ai fini di imposte dirette e Iva dovuta per oltre 3 milioni.

Da Nord a Sud le imprese che vedono i pallet protagonisti di frodi e illeciti non sono poi tanto diverse. Solo qualche mese fa, il lavoro certosino delle Fiamme gialle aveva portato alla luce un caso molto simile di maxi frode fiscale conclusasi col sequestro di beni a quattro aziende di Palermo per un valore di 4,5 milioni di euro.

Una montagna di fatture false erano servite ad evadere le imposte sui redditi e l’Iva. Il nucleo di polizia tributaria di Palermo aveva portato alla luce l’esistenza di due società “cartiere”, ovvero scatole vuote che avevano il compito di emettere fatture per operazioni non effettuate.
Sullo sfondo sempre il business del noleggio e vendita di pallet, le pedane tanto utili alla logistica e al mondo dei trasporto merci.
Le indagini, anche in quel caso, avevano fatto scattare un decreto di sequestro preventivo nei confronti degli indagati.

Entrambe le vicende, se confrontate con i grandi numeri che qualche anno fa aveva sfiorato la maxi frode messa in atto da diverse società operanti nella zona di Forlì, sono gocce nell’Oceano.
In quel caso, l’ammontare delle fatture false era stato quantificato in oltre 60 milioni di euro e l’imposta sul valore aggiunto evasa ammontava a circa 12 milioni. Allora, le indagini erano partite da alcune interrogazioni parlamentari secondo cui alcune aziende della GdO assistevano al dilagare di fenomeni illeciti legati alla vendita e acquisto di pallet. Ad insospettire gli investigatori della Polizia tributaria era stato il fatto che nei periodi di imposta verificati, le aziende avevano dichiarate perdite e redditi esigui.

In quel caso, era stato accertato che i bancali acquistati in nero venivano poi introdotti nuovamente nel circuito dalle “cartiere” attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Attraverso le fatture, gli acquirenti potevano detrarre i costi e beneficiare di un credito Iva.
Non solo: la frode, consentiva di vendere i pallet ad un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato, sancendo di fatto una concorrenza sleale.

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