― La percezione della sicurezza e la sicurezza reale: il Behavior Based Safety come chiave per rendere gli ambienti di lavoro più sicuri

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La normativa italiana in merito alla sicurezza prevede diversi obblighi e adempimenti. Ma oggi, chi si occupa di vigilare sulla sicurezza si focalizza molto più spesso sul puntuale rispetto degli obblighi più che sulla reale sicurezza, ovvero su come le persone realmente si comportano. RSPP, organi di vigilanza, enti certificatori, consulenti discutono sulle ore minime dei corsi, sulla facoltà di rilasciare attestati, sui requisiti degli istruttori. Difficilmente l’attenzione si sposta sull’effettiva comprensione del lavoratore e su come questi si comporta dopo aver “appreso” le normative durante le ore di formazione.

Sicurezza tra aspetti normativi e comportamenti pericolosi

Malgrado attestati regolari, aziende certificate è davvero difficile sapere se un’azienda o un operatore si comporti effettivamente in maniera sicura.

Non è scontato che rispetti le procedure di sicurezza, pur conoscendole.
Allo stesso modo, per chi fa vigilanza non è così scontato osservare se i lavoratori indossano i DPI. Se lo fosse, non avremmo un numero così elevato di infortuni di natura comportamentale.
Questo, per dire che spesso ci si concentra di più sugli aspetti normativi e gli adempimenti che però non sono ciò che guida il comportamento umano.
Il gap esistente tra sicurezza reale ed ipotetica ne è un testimone oculare.
Al fine di monitorare il comportamento, il legislatore fa chiaramente riferimento al Testo Unico, che attribuisce l’obbligo al datore di lavoro e ai dirigenti di vigilare in ordine all’adempimento degli obblighi previsti per legge, in ambito di procedure e istruzioni di lavoro in sicurezza.

La sicurezza reale e la Behavior Based Safety

Analizzando quanto la sicurezza reale sia veramente contemplata nell’ambito dei sistemi organizzativi di vigilanza, si evince che spesso i preposti non sanno che una attività è a loro carico o fanno fatica ad attuarla perché non dispongono di sistemi snelli per metterla in pratica. Dall’altra parte, i dirigenti non dispongono di strumenti ad hoc e non sanno organizzare un sistema di vigilanza strutturato. Ciò accade anche nelle grandi organizzazioni, che talvolta non sanno misurare ciò che si verifica sul campo di lavoro.
Un sistema di osservazioni e di vigilanza, strutturato sulla Behavior Based Safety, ovvero sulla disciplina scientifica per la riduzione di malattie professionali, infortuni e incidenti sul lavoro che sono causati per oltre l’80% da comportamenti pericolosi, potrebbe essere una chiave per rendere gli ambienti di lavoro più sicuri.
L’approccio mira alla strutturazione di un sistema di monitoraggio intenso, che si appoggia alla progettazione di checklist specifiche per datore di lavoro e dirigenti mediante le quali è possibile osservare l’attività di preposti e lavoratori. Include la formazione per il datore e i dirigenti su come condurre un’attività di monitoraggio efficace che dia feedback e input agli osservati e la disposizione di un Data base su cui caricare gli esiti dei monitoraggi.
I vantaggi di un approccio simile sono molteplici. Consente di documentare un monitoraggio efficace dei comportamenti anche a terzi, in logica di scarico di responsabilità; aiuta ad analizzare i dati per ottimizzare il sistema e infine è fondamentale per modificare i comportamenti nella direzione più consona.

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Un Data base che arricchisce la cultura della sicurezza

Un Data base che raccoglie le osservazioni consente di verificare le stesse nel tempo e di confrontarle con gli obiettivi prefissati. Sia per i singoli dipendenti che per l’intera azienda. Consente di verificare se tutti gli attori dell’organizzazione stanno tenendo il passo con i processi decisi in sede di progettazione del sistema di vigilanza. Ma oltre ai dati statistici, il sistema consente anche di verificare gli andamenti in progressione nel tempo. Offre la possibilità di estrarre la percentuale dei comportamenti consoni, conformi e sicuri di squadre di lavoro, team, reparti in un dato periodo di tempo.
Le informazioni che si ottengono dal Data base permetterebbero di comprendere in quali aree si verificano i maggiori comportamenti a rischio, se alcuni reparti sono più o meno soggetti a determinate problematiche e quali.
Estrarre i commenti dei lavoratori osservati può evidenziare carenze organizzative, strutturali e anche legate alla sicurezza. Confrontare l’andamento per evidenziare i comportamenti più a rischio può dare indicazioni alle aziende circa le priorità da seguire per rendere l’ambiente di lavoro più sicuro.
Si tratta di un approccio utile alle aziende che concorre alla creazione di una cultura della sicurezza, che purtroppo ancora oggi sembra essere il tallone d’Achille di tante organizzazioni. A tutti i livelli e dimensioni.

L’importanza dell’idoneità delle attrezzature per ridurre il rischio di infortuni