Come e quando nasce l'intelligenza artificiale?
― L'evoluzione dell'Intelligenza artificiale dagli anni Cinquanta ad oggi passa attraverso varie fasi che ne definiscono ed ampliano i contorni

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Le primissime tracce di Intelligenza artificiale, intesa come disciplina scientifica, risalgono agli anni Cinquanta. Galeotto fu il primo convegno sul tema che si tenne al Darmouth College, nel 1956, al quale presero parte i principali esponenti dell’informatica. In quella circostanza si raccolsero molti contributi sul tema e si pose una maggiore attenzione nei confronti degli sviluppi che avrebbe potuto avere.

Il lavoro di Alan Turing, uno dei padri dell’informatica moderna, accademico di fama mondiale, fu significativo.

Dal suo articolo “Computing machinery and intelligence” nacque quello che oggi è noto come Test di Turing, secondo cui una macchina poteva essere considerata intelligente se il suo comportamento fosse stato del tutto simile a quello di un essere umano.

Fu proprio grazie alle ricerche di Turing che l’Intelligenza artificiale balzò tra le priorità d’interesse dell’intera comunità scientifica. Diversi furono gli approcci, dalla logica matematica alle reti neurali. E già un anno dopo il convegno, Herbert Simon stimò che nell’arco di un decennio gli scienziati sarebbero riusciti a far competere l’intelligenza artificiale con i più grandi campioni di scacchi. Ma poiché all’epoca i macchinari non disponevano di risorse adeguate, queste aspettative non furono mantenute.
Da qui, nacque una frammentazione dell’IA in aree diverse, facenti capo ai differenti approcci.

Ne emersero i concetti di Intelligenza artificiale Forte e Debole.
Secondo il primo paradigma, le macchine avrebbero avuto la capacità di sviluppare una coscienza di se stesse. La teoria, che studiava i sistemi capaci di replicare l’intelligenza umana, ricevette poco interesse da parte della comunità. La ragione risiedeva nella convinzione che l’intelligenza umana fosse troppo complessa per poter essere replicata.

Al contrario, il modello Debole ritenne che fosse possibile sviluppare macchine capaci di risolvere problemi specifici, senza che avessero coscienza di sé. L’obiettivo era creare sistemi che fossero in grado di svolgere le funzioni umane. Più o meno complesse.

Bisognò aspettare gli Ottanta per vedere le prime applicazioni di Intelligenza artificiale in ambito industriale.
Nel 1982 fu la Digital Equipment a sviluppare R1, una macchina che operava in ambito commerciale per configurare gli ordini di nuovi computer. Ed appena 4 anni più tardi, l’azienda che implementò il sistema riuscì a risparmiare con questa applicazione circa 40 milioni di dollari l’anno.

Oggi, l’IA è uno dei principali ambiti di interesse della comunità scientifica informatica. Le aziende stanno investendo molto in questo ambito e gli sforzi verso la creazione di nuovi servizi e prodotti sia a livello industriale che commerciale, saranno propulsori per la nascita di nuovi mercati e nuovi consumatori.
Nel 2019, investire nell’Intelligenza artificiale significa potenziare il proprio business, rendendolo già un passo avanti in direzione “futuro”.
Lo hanno capito tantissime aziende, lo stanno già mettendo in pratica in altrettante.