Eurofork
― Intervista a Maurizio Traversa, CEO Eurofork

Con oltre vent’anni di know how acquisito nel settore della movimentazione, oggi Eurofork è uno dei principali players sul mercato mondiale nella produzione di forcole telescopiche, sia per numero di unità prodotte sia per fatturato.
Abbiamo intervistato Maurizio Traversa, CEO Eurofork, che ci ha parlato non solo della forza della sua azienda, ma anche dei nuovi progetti, come l’Osservatorio Intralogistica, che consentono ai vari operatori della filiera di fare squadra e comprendere la direzione del mercato.

Di che cosa si occupa Eurofork?

Eurofork S.p.A è un’azienda italiana, fondata nel 2000, che produce sistemi di movimentazione automatica. L’attività è iniziata con le forcole telescopiche, oggi ci occupiamo di sistemi di movimentazione automatizzata. Siamo tra le 5 aziende italiane premiate con il Premio Italiano Meccatronica.
Abbiamo l’obiettivo di essere un punto di riferimento nel panorama dell’automazione logistica, come produttore di attrezzature di alta gamma per la movimentazione.
Oltre il 75% del nostro fatturato deriva dell’esportazione, il 90% dei nostri prodotti sono destinati all’estero, il nostro primo mercato è quello cinese: siamo una delle poche realtà da cui la Cina acquista!

Abbiamo 20 anni di esperienza, la nostra produzione è italiana, ci avvaliamo infatti del tessuto industriale torinese, ricco di aziende con grande tradizione, know how, competenze nella meccanica, nella carpenteria.

Stiamo crescendo molto, ne è un esempio la nostra divisione ESMARTSHUTTLE (specializzata nella progettazione e fabbricazione di sistemi a navetta per magazzini automatici multi profondità) i cui volumi nell’ultimo biennio sono quadruplicati.
La crescita è dovuta senza dubbio agli investimenti in ricerca, lo scorso anno pari a circa 850mila euro, quasi il 6% del fatturato; questo ci consente di essere nel mercato con soluzioni, non solamente con semplici prodotti.EuroforkStiamo anche portando a termine un nuovo capannone che ci consentirà di ampliare la gamma prodotti e incrementare la produzione; abbiamo previsto anche un’accademia dedicata alla formazione del personale dei nostri clienti, per l’utilizzo dei prodotti. Nella nuova sede abbiamo pensato anche al walfare (ci saranno anche area relax, palestra, campi da tennis…) perché noi volgiamo che i dipendenti restino con noi. Sono convinto che la risorsa più importante di un’azienda come la nostra sia la risorsa umana, ritengo che avere un ricambio basso sia essenziale. Nella nostra azienda l’età media dei dipendenti è di 33 anni, questo dato è significativo per capire il tipo di proposta che facciamo al nostro cliente. La meccanica necessita di esperienza, le nuove tecnologie invece prendono dalle nuove generazioni! Ma i nostri giovani vogliamo tenerceli stretti e ne cerchiamo continuamente altri!

Che valore aggiunto date al vostro mercato? Come vi distinguete?

Ci distinguiamo perché non vogliamo essere una semplice utility che fornisce uno strumento. Siamo una realtà giovane e dinamica, i nostri prodotti sono richiesti in tutto il mondo e cerchiamo di fare, di questa presenza globale, un valore aggiunto in grado di arricchire la nostra tecnologia e le nostre soluzioni. Veniamo a contatto con molte esigenze, per noi sono tutti spunti importanti per migliorare la nostra offerta.
Puntiamo dunque sulla grande flessibilità e la customizzazione delle soluzioni, potendo contare su un alto livello qualitativo delle famiglie di prodotti standard.

Intralogistica Italia, oltre ad essere un’importante fiera, è anche un ente che opera a stretto contatto con le aziende protagoniste del mercato. Cosa pensate delle sue iniziative?

Ci siamo avvicinati ad Intralogistica Italia inizialmente per la fiera ad essa collegata, CeMAT Shangai e Cemat Hannover. Oggi per noi Intralogistica Italia, con i suoi progetti, è un mezzo che ci consente di comprendere il comparto. Saper leggere il settore a cui apparteniamo è un aspetto davvero cruciale per capire da che parte andrà il mercato. La nostra esigenza è capire le tendenze per dare una direzione alla ricerca.

In particolare: perché avete deciso di prendere parte al progetto Osservatorio Intralogistica? Che risultato vi aspettate di ottenere?

Le più grandi player dell’automazione intralogistica sono tedeschi, sono realtà grandi e standardizzate. L’Italia invece è il regno della customizzazione e questo aspetto è una grandissima ricchezza da valorizzare. Progetti come l’Osservatorio Intralogistica sono il luogo ideale per far uscire le tante soluzioni che il mercato e il tessuto imprenditoriale italiano è stato in grado di sviluppare in questi anni.
Io voglio capire in che direzione dobbiamo andare. Faccio un esempio: oggi è già tardi per investire sull’e-commerce, perché i grandi gruppi l’hanno già fatto. Bisogna trovare punti nuovi. L’Osservatorio Intalogistica consente proprio di aprire un dialogo tra operatori su questo punto. Mi piace considerare l’Italia un po’ come l’area test: qui capiamo cosa serve al mercato, cosa produrre e come.
In questo comparto, grazie alla tradizione tipicamente italiana di sapersi inventare delle soluzioni, il nostro mercato è visto nel mondo come uno dei mercati più effervescenti.
Ho visto nell’Osservatorio Intralogistica la possibilità di fare, in gruppo, quello che ho cercato di fare in questi anni nella mia azienda: diventare internazionali sfruttando il valore dell’italianità per presentarci al mercato globale.

I dati raccolti dall’Osservatorio Intralogistica verranno presentati
a Milano il prossimo 27 giugno, clicca qui per saperne di più.