Valutazione dei rischi: breve guida per identificare i pericoli negli ambienti di lavoro
― Le carenti strategie di prevenzione aziendale conducono alla necessità di una profonda riflessione sull’attuale situazione delle aziende nella gestione del rischio

Una delle colonne portanti delle strategie di prevenzione aziendale è la valutazione dei rischi. Il continuo aumento degli incidenti in ambito lavorativo, così come delle malattie professionali, rilevano come, in tantissimi luoghi di lavoro, i rischi non siano ancora valutati in maniera adeguata. Poca è l’attenzione degli operatori e scarso il coinvolgimento di chi conosce al meglio le realtà lavorative.

In rete è oggi possibile reperire diversi significativi documenti realizzati dai dipartimenti di prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, interni alle aziende sanitarie di ogni regione italiana.

Tra questi, il documento La valutazione del rischio, di Maria Rosaria Libone, dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest, che fornisce varie informazioni utili al processo di identificazione e valutazione dei rischi, in relazione ai pericoli e diversi livelli di rischio, al come identificare i pericoli e valutare i rischi negli ambienti di lavoro.

Pericoli e livelli di rischio

Il documento parte dalla distinzione fra rischio e pericolo, definendo il primo come la combinazione dell’entità del danno e di probabilità che il danno si manifesti e il primo con la situazione da cui può derivare un danno a persone o cose (cadute, schiacciamenti, urti, ustioni, ecc). In questo senso, il rischio è un fenomeno funzione di: gravità del danno possibile e probabilità di accadimento del danno.

Tre sono, secondo il documento, i livelli di rischio:

  • accettabile, ovvero talmente ridotto da essere considerato quasi nullo, che quindi comporta danni o solo economici o di lieve entità;
  • tollerabile, ovvero un rischio che può essere ulteriormente ridotto grazie a interventi tecnico-organizzativi che però comporta danni fisici di entità grave ed anche potenzialmente mortali;
  • inaccettabile, ovvero una condizione che va rimossa prima di riprendere la normale attività lavorativa per la sua proprietà di eventi pluri-mortali o danni all’ambiente.

È in una cornice di questo tipo che la valutazione del rischio altro si descrive se non come il “processo decisionale mediante il quale si stabilisce se un rischio sia accettabile, tollerabile o inaccettabile”, nonché il “procedimento di valutazione della possibile entità del danno, quale conseguenza del rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori nell’espletamento delle mansioni, derivante dal verificarsi di un pericolo sul luogo di lavoro”.

Posto che un approccio equilibrato alla sicurezza è sviluppato solo se il rischio reale coincide con quello percepito, il documento prende in esame anche la percezione del rischio.

Come identificare i pericoli? E quali rischi valutare nei luoghi di lavoro?

L’identificazione dei potenziali pericoli è sviluppata attraverso alcuni strumenti-indagini, tra cui check list, la verifica di conformità alle norme e ai criteri di buona tecnica e il rispetto delle norme generali di cautela previste dal D.Lgs.81/08.

Per ciò che attiene invece ai rischi, è d’obbligo, secondo il documento, valutare i rischi per la sicurezza o di infortunio, quelli per la salute ed i rischi cosiddetti trasversali.
Questo perché i rischi di infortunio possono riguardare o condizioni particolari dell’ambiente lavorativo, carenze delle macchine e degli impianti oppure ancora, l’assenza di direttive aziendali specifiche. A questi fattori è chiaramente da aggiungere anche la accidentalità e la mancanza di mezzi di protezione individuale oltre ai comportamenti imprudenti degli operatori (che hanno ovviamente una percezione distorta del rischio).

Tra i rischi per la salute da valutare, i più rilevanti sono quelli relativi ad agenti chimici, fisici, biologici, cancerogeni o mutageni; i rischi trasversali che, invece, possono essere sia causa di infortunio che di danni alla salute, possono essere attribuiti ad assenza di una chiara direttiva aziendale, a fatica fisica o fatica nervosa. Alla sfera della fatica fisica fanno riferimento tutte quelle azioni legate allo spostamento di pesi, al mantenimento prolungato di posizioni viziate, all’effettuazione di movimenti ripetuti. La fatica nervosa invece sembra essere collegata direttamente all’organizzazione del lavoro e quindi ai tempi, ritmi e carichi di lavoro, ai rapporti gerarchici, alla ripetitività ma anche all’eccesso di responsabilità come alla frustrazione, mancanza di gratificazione, alla mancanza di autonomia, all’inadeguatezza delle mansioni o la paura di perdere il posto di lavoro.

La lettura integrale del documento, possibile qui, fornisce informazioni significative anche sulle misure di prevenzione, aspetti normativi oltre che sulle metodologie di valutazione.