― L’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro porta avanti una campagna per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, promuovendo la valutazione del rischio ed aumentando la consapevolezza dei rischi connessi all’esposizione

Sostanze pericolose, come difendere il diritto alla salute?

L’esposizione alle sostanze pericolose negli ambienti di lavoro europei è molto comune. Le sostanze in questione possono causare una vasta gamma di problematiche di salute e malattie professionali ed anche rappresentare un vero e proprio rischio per la sicurezza. La campagna lanciata dall’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro mira proprio a sensibilizzare riguardo i rischi posti dalle sostanze pericolose e a promuovere una cultura di prevenzione in tal senso.
Malgrado vi sia infatti un’ampia legislazione tesa a proteggere i lavoratori dalle sostanze pericolose, è indubbio che queste continuino a presentare il principale rischio per la salute. E ciò, per molteplici settori di interesse.
Un elevato numero di lavoratori europei è esposto a queste sostanze e spesso i pericoli non vengono affrontati in maniera adeguata, talvolta non sono ben compresi o visibili, quando accidentali. E altrettanto spesso i provvedimenti vengono presi quando è ormai troppo tardi per porre rimedio.
Ecco perché una valutazione dei rischi completa è una importante tappa nel processo verso la prevenzione.

L’esposizione alle sostanze pericolose

In quasi tutti gli ambienti di lavoro sono presenti sostanze pericolose. Agenti liquidi, gassosi o solidi che comportano rischi per la salute e la sicurezza. Le grandi imprese utilizzano oltre un migliaio di prodotti chimici come colle, detergenti, inchiostri o vernici e milioni sono i lavoratori che possono venire a contatto con agenti chimici ma anche biologici potenzialmente dannosi. L’esposizione è un fatto reale, che ha conseguenze reali.
Il 38% delle imprese europee dichiara che sul lungo di lavoro sono presenti sostanze chimiche sotto forma di vapori e polveri; dalle inchieste tra i lavoratori UE, si evince inoltre che il 17% di questi è esposto per almeno un quarto dell’orario di lavoro a sostanze o prodotti chimici, l’11% ne respira vapori ed il 15% è esposto a fumo, esalazioni e polveri per lo stesso margine di tempo, ogni giorno.

Settori e categorie a rischio

Esistono categorie di lavoratori esposti ad un maggiore rischio sul posto di lavoro. Tra le motivazioni, l’inesperienza, la scarsa informazione ma anche fattori legati alla vulnerabilità fisica. Donne, lavoratori giovani ed immigrati, ma anche interinali che quindi cambiano tipologia di lavoro molto spesso a causa di contratti non stabili, lavoratori carenti in termini di formazione sono le categorie più esposte. Ed è chiaro che per loro, un settore particolarmente a rischio non fa che moltiplicare le possibilità di creare un danno maggiore, patologie professionali più serie e gravi.
In tutti i settori sono ormai presenti le sostanze pericolose: dall’agricoltura all’industria manifatturiera fino all’edilizia ed anche in settori emergenti come l’assistenza a domicilio o il riciclaggio. Le nuove tecnologie ed i cambiamenti in seno all’organizzazione del lavoro possono chiaramente comportare un rischio maggiore in termini di danni da agenti chimici. Ne è un esempio il settore delle tecnologie innovative perché comportano rischi scarsamente compresi. In questi casi, più che mai è necessario che i datori di lavoro adottino azioni preventive atte soprattutto ad elevare la consapevolezza dei rischi connessi, ancora troppo bassa.
Di recente, l’esposizione a sostanze pericolose vede percentuali molto alte, dell’ordine del 62% in Agricoltura e pesca, del 52% nell’Industria manifatturiera e del 51% in Edilizia, gestione rifiuti e distribuzione di acqua ed energia elettrica.

Gli effetti sulla salute

Una delle malattie mortali più contratte sul posto di lavoro in Europa è l’esposizione ad agenti cancerogeni. All’interno dell’Unione molte sono le disposizioni per la protezione dei lavoratori e l’EU-OSHA è uno dei 6 partner che sostengono l’iniziativa per una tabella di marcia sugli agenti cancerogeni.
In Europa, oggi, si stima che ogni anno venga diagnosticato il cancro a 1,6 milioni di persone in età lavorativa, mentre oltre 120 mila persone si ammalano di cancro in conseguenza all’esposizione ad agenti cancerogeni sul posto di lavoro, tra i quali 80 mila rappresentano decessi.
Il 53% del numero di decessi correlati all’attività lavorativa è causato da agenti cancerogeni ed i costi diretti aumentano a circa 2,4 miliardi l’anno.
I problemi di salute meno gravi vanno dalle malattie della pelle, allergie, patologie a carico del sistema respiratorio, problemi i riproduzione e difetti congeniti, danni al sistema nervoso ed avvelenamento.

Misure preventive e benefici

Una efficace gestione delle sostanze pericolose comporta benefici per i dipendenti e per la salubrità dell’ambiente di lavoro. Ed una politica di sicurezza partecipativa rende le risorse più efficaci, migliorando anche la produttività. Migliorare la salute del lavoratore significa diminuire le assenze per malattia, risparmiare sulla spesa destinata alla sorveglianza sanitaria, riduzione dei costi correlati e una migliore reputazione per l’azienda.
Per proteggere i lavoratori, il primo passo è sempre la valutazione dei rischi che prelude all’implementazione di misure volte a ridurre se non eliminare totalmente eventuali rischi.
Non è certamente sufficiente l’uso di DPI, ma è una strada imprescindibile che se si lega a misure organizzative come la separazione dei luoghi di lavoro, misure tecniche e modifica di procedimenti pericolosi può certamente condurre a ottimi risultati.

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