― Sono 280 i carrelli venduti nell’anno appena trascorso dalla concessionaria Toyota del bresciano. Un successo che conferma le aspettative, premiando il lavoro degli ultimi anni

Raimondo Cuccuru, che insieme a Valentino Borghi ha fondato nel lontano 1986 Cubor-Car, azienda che si occupa di vendita, noleggio e assistenza di carrelli elevatori, ci racconta questo primato raggiunto nell’anno appena passato, svelandoci i segreti di un successo che da trent’anni non tradisce le loro attese.

Il 2018 è stato un anno particolarmente fruttuoso per Cubor-Car. Di quali numeri stiamo parlando?

L’anno appena trascorso è stato ricco di soddisfazioni per la nostra azienda. Abbiamo fatto numeri molto importanti e il record di 280 carrelli venduti ha decisamente premiato le nostre aspettative. Pur avendo di recente perso un cliente piuttosto importante da oltre 50 carrelli, siamo riusciti a fare entrare nella nostra clientela oltre 50 partite iva nuove, una novità che negli anni a venire si rivelerà altrettanto importante. Chiaramente non tutti i nuovi clienti hanno necessitato di un carrello l’anno ma sia nelle scaffalature che nei transpallet siamo stati decisamente forti nel 2018.
280 carrelli divisi in 139 usati e 141 nuovi che nella nostra vita aziendale è un record che non è mai stato raggiunto prima. Ci eravamo avvicinati nel 2017 con 247 pezzi, 127 nuovi e 120 usati e poi bisogna andare indietro negli anni al 2007 quando abbiamo fatto 137 carrelli elevatori nuovi e 88 usati. E anche a livello di fatturato, chiudiamo l’anno con 5milioni 450mila euro contro i 4milioni e 900mila del 2017.
Nonostante tutti parlino di un po’ di recessione nel settore, noi abbiamo già chiuso diversi contratti e questo ci fa sperare che si prospetta un altro anno riusciremo a fare numeri importanti anche nel 2019.

Su che media mensile si viaggia?

Quest’anno è stata veramente alta. Sono quasi 25 carrelli al mese, considerando anche agosto che è un mese nel quale notoriamente si lavora molto poco, quindi la media è davvero importante per noi. La Toyota ci aveva affidato un budget di 135 macchine e pur ragionando diversamente rispetto all’anno fiscale italiano, ci aveva visto lungo.

Quali carrelli avete venduto di più quest’anno?

Tutta la linea, dagli 80 Q elettrici, baricentro 900 che ultimamente sono un po’ il fiore all’occhiello del marchio, ai transpallet elettrici. Non c’è stato un settore particolarmente trainante, siamo andati bene su tutta la linea.
Forse i diesel sono praticamente spariti, ne avremmo venduti 5 carrelli in tutto l’anno. Pochissimi. La fetta più grande sono carrelli elettrici. E non perché abbiamo venduto più macchine da magazzino che frontali. Nella realtà non c’è stata una differenza particolare. Abbiamo seguito un po’ tutta la linea di prodotti che produce la Toyota. Si è lavorato poco sul 4.0 anche se credo che forse da quest’anno le aziende si concentreranno di più sull’iperammortamento. Ad un corso tenuto dalla casa madre ci è stato detto che spesso i mancati investimenti non sono tanto questione di risparmio fiscale ma di mentalità. E’ probabile che sia necessario iniziare a ragionare diversamente. Un aneddoto spiega meglio cosa vorrei dire. Alcuni clienti per risparmiare il 30%, progettano impianti, capannoni o scaffalature non antisismiche. E’ chiaro che il risparmio iniziale c’è ma come si fa oggi, nel 2019, a non fare un capannone o una scaffalatura antisismica?

Come vede il futuro del litio?

Fumoso, per il momento. Anche noi abbiamo preso delle macchine al litio ma la richiesta non è sufficiente. Quando lo proponiamo il cliente ci pensa e ripensa perché costa il 30% in più. Forse un po’ ci si fa spaventare, malgrado la campagna di Toyota ne abbatta di molto i costi, ovvero lo fa pagare meno di quanto dovrebbe costare. Credo che anche in questo caso non siamo troppo distanti dal discorso legato all’antisismico e al 4.0.