― Come si muovono? Come si integrano al magazzino? Sono sicuri? E come collaborano con le risorse umane?

Svincolano ben due dipendenti a tempo pieno, lavorando tra le 12 e 15 ore senza alcuna interruzione, garantendo un flusso di lavoro costante e ottimizzando la logistica interna.
I nuovi attori che molti magazzini oggi si trovano a integrare sono gli AMR, Robot Mobili Autonomi, il cui mercato si sta velocemente evolvendo insieme alle strategie di automazione dei magazzini stessi.
Una rivoluzione che ha un nome e che nasce dalla sapienza degli operatori della supply chain che integra i robot collaborativi per sostenere e svolgere i compiti che prima erano di esclusivo appannaggio dei dipendenti.

Negli ultimi anni, le aziende in tutta la supply chain stanno integrando robot mobili in applicazioni che richiedono il trasporto di ogni tipologia di materiale e di prodotto. Gli AMR fanno parte di una flotta totalmente automatizzata che trasporta oggetti in magazzino o tra l’impianto di produzione ed il magazzino, liberando gli impiegati da compiti di trasporti faticosi e soprattutto ripetitivi e monotoni, dando la possibilità ai lavoratori di concentrare le proprie energie e competenze in attività di valore.

I nuovi aiutanti svolgono in maniera efficiente ed economica le mansioni all’interno del magazzino, automatizzando la movimentazione dei materiali e le attività di trasporto interno. Ed i successi delle aziende che hanno scelto di implementarli sono grandi, malgrado permangano dei dubbi rispetto alla garanzia di sicurezza della collaborazione uomo/macchina.
Estremamente semplici da programmare, gli AMR possono essere integrati in tutti gli ambienti interni, anche in magazzini che non abbiano piante regolari. Molti robot infatti sono in grado di aprire e chiudere le porte, prendere ascensori e, diversamente da quanto accade per gli AGV, i veicoli guidati da bande magnetiche, cavi e sensori che vengono installati nei magazzini, gli AMR si spostano invece sulla base di mappe che il software costruisce in loco, attraverso scanner laser. Qualcosa di molto simile ad un’auto con il GPS, che determina il percorso migliore nello spostamento da un punto all’altro.
Il robot viene istruito per memorizzare le posizioni attraverso un’interfaccia intuitiva ed è possibile anche definire zone in cui velocizzare l’andatura o rallentare, vietare aree del magazzino non consentendone l’accesso.
L’AMR utilizza i dati che provengono da scanner, sensori, laser e telecamere che sono integrati al suo interno e che collaborano con un sofisticato software che gli consente di elaborare i percorsi più efficienti e di rilevare l’intero ambiente circostante.

Molto spesso i robot collaborativi integrati al magazzino hanno sollevato non pochi dubbi in relazione alla sicurezza. Pur essendo progettati per lavorare fianco a fianco all’uomo, in maniera collaborativa, le titubanze riguardano un più generale timore rispetto alla loro affidabilità in quanto “macchine”. Probabilmente un falso mito se si pensa che essendo dotati di una memoria predittiva sono in grado di rilevare gli ostacoli anche a diversi metri di distanza, di non entrarci in collisione arrestando la propria marcia o di individuare percorsi alternativi qualora si trovino in presenza di persone, carrelli elevatori, pallet. Non bisogna dimenticare inoltre che la loro velocità di movimento non è maggiore rispetto alla velocità con cui compiono gli spostamenti all’interno del magazzino gli impiegati. Il robot si muove sempre in modo sicuro all’interno dell’ambiente lavorativo, soprattutto grazie ai sensori, le telecamere e l’insieme di software che ne prevedono i movimenti attraverso mappe memorizzate.

La loro facile integrazione e il fatto che le aziende non siano tenute a modificare il layout di fabbrica, garantisce costi iniziali abbastanza contenuti. E, pur avendo un ROI inferiore ad un anno, rappresentano una forza lavoro affidabile, capace di operare su più turni senza interruzioni e di consentire al personale “umano” di dedicarsi ad attività più nobilitanti.
Poche dovrebbero essere quindi oggi le riflessioni contrarie all’implementazione dei robot mobili autonomi, del tutto scevre da pregiudizi che hanno poco riscontro col reale.

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Erika Atzori
Giornalista pubblicista, Web Content Manager. Nella redazione di Masi Communication è un Web Content Editor che si dedica all'elaborazione di articoli in materia di business, logistica e sicurezza. Esperta di scrittura, sviluppa progetti editoriali per cinema e tv, coltivando fra i suoi interessi il video editing e la grafica digitale.