― Il mondo del lavoro si trasforma portando conseguenze importanti anche sulle tutele in materia di sicurezza e salute

Sotto la spinta dell’evoluzione tecnologica continua ed inarrestabile, anche il mondo del lavoro cambia e con esso i parametri legati alla sicurezza. Con la quarta rivoluzione industriale si introduce anche un nuovo concetto di lavoro, quello on demand, che va molto oltre le prestazioni lavorative continuative.
Tutto questo comporta degli impatti non trascurabili anche sulla necessità di introdurre nuove regolamentazioni sugli aspetti più strettamente legati alla sicurezza e la salute sul luogo di lavoro. Ed è proprio a tal proposito che l’Inail ha pubblicato recentemente gli atti di un seminario, dal titolo “Sfide e cambiamenti per la salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale”, che prendendo atto della modifica delle modalità lavorative dettata dal crescente utilizzo delle nuove tecnologie, esamina il cosiddetto smart working.

Lo smart working o lavoro agile fa riferimento a tutte le nuove modalità di organizzazione del lavoro che includono, secondo Eurofund, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ben nove categorie tra cui l’employee sharing, il portfolio work, ma anche il crowd e collaborative employment, così come il casual work e l’ICT-based mobile work.
Quest’ultima categoria, l’ICT-based mobile work è proprio il lavoro agile, che si può svolgere in qualsiasi luogo e momento, grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie.
Come definito anche dalla Commissione Europea, il mobile worker non sarebbe altro che “il lavoratore che per almeno dieci ore a settimana lavora fuori dall’abitazione e dal luogo principale di lavoro utilizzando il computer e le connessioni online”. Più in generale, seguendo un rapporto Eurofund, “per ICT-based mobile work si fa riferimento a un lavoro condotto in parte, ma regolarmente, fuori dall’azienda o dalla postazione lavorativa della propria abitazione utilizzando ICT per connessioni on line ai sistemi aziendali, senza una postazione fissa ma flessibile, che comprende vari luoghi, persino la strada”.

La disciplina normativa che riguarda il lavoro agile viene introdotto dalla legge n.81 del 22 maggio 2017, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.
Una legge che aspira a favorire la flessibilità del lavoro subordinato, utile a incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. La normativa precisa inoltre che il datore di lavoro “garantisce la salute e la sicurezza ed è prevista la consegna di un’informativa scritta, con cadenza almeno annuale, in cui siano individuati i rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte”.
Un postumo intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, datato 1 giugno 2017, riporta le linee guida relative all’organizzazione del lavoro outdoor ed i punti focali, posti all’attenzione del datore di lavoro per la redazione dell’informativa.

La direttiva sottolinea, oltre a fornire indicazioni circa la sicurezza antincendio, i requisiti igienici minimi degli ambienti di lavoro, l’integrità ed efficienza delle apparecchiature e dispositivi, i comportamenti sul loro corretto utilizzo e l’ergonomia, anche una serie di indicazioni più strettamente legate al lavoro outdoor.
Tra questi, vi sono indicazioni sulla pericolosità dell’esposizione diretta alla radiazione solare o a condizioni climatiche e meteo sfavorevoli; limitazioni e accorgimenti da adottare se si svolgono attività in luoghi isolati o nei quali sia complicato ottenere soccorso; rischi e pericoli connessi al degrado ambientale, alla presenza di aree non mantenute, in presenza di animali o rifiuti, con scarso accesso ad acqua potabile, ma anche pericoli connessi alla presenza di sostanze combustibili o infiammabili.

Insomma, il cambiamento in seno all’organizzazione del lavoro non può, oggi, lasciare vicoli ciechi né tanto meno terre di nessuno. Deve piuttosto rispondere sempre meglio ai nuovi criteri che la modernità e il progresso tecnologico impongono. Se esiste davvero una quarta rivoluzione, è bene che abbracci a 360 gradi anche i nuovi parametri che influenzano i lavoratori.